ABANO TERME Sfrattata dall’alloggio popolare



IL MATTINO DI PADOVA 20 febbraio  2012
di Irene Zaino

Ha perso il diritto dopo la morte della madre, «ma è ingiusto»    

ABANO TERME Da anni va avanti a suon di ricorsi al Tar e lettere per fare luce sulle modalità con cui il Comune gestisce le graduatorie per l’assegnazione di case popolari. A Luciana De Amicis, 47 anni, aponense di origine e bolognese di adozione, la vita non ha mai sorriso. Tanto che oggi verrà sfrattata dall’abitazione di via Palma il Giovane. La signora ha deciso di raccontare la storia «non per farne un caso personale, ma per denunciare come vengono gestiti gli alloggi popolari». Tutto ha inizio nel 2006 quando la donna, già colpita da problemi di salute e in situazione di precarietà, ha dovuto tornare ad Abano per accudire la madre. «Mia mamma viveva in un alloggio popolare – racconta – sapendo che non le rimaneva molto da vivere, prima di trasferirmi da Bologna ho fatto presente al Comune di Abano che avevo problemi di salute, ero senza lavoro e senza casa di proprietà. Dovevo sapere se potevo restare nell’abitazione nel caso mia mamma fosse mancata, altrimenti non sarei venuta. I funzionari mi dissero di non preoccuparmi. Invece mia mamma è deceduta poco dopo e i guai hanno avuto inizio». I dissapori con il Comune, guidato allora dalla giunta Bronzato, si sono appesantiti fino allo sfratto. «Ho fatto domanda per una casa popolare, ma la commissione ha deciso di darmi un punteggio basso». De Amicis si mette così a studiare le delibere su altri casi di disagio e nel 2009 fa ricorso al Tar. «Le case non sono assegnate con criteri trasparenti. Decide una commissione con dirigenti che agiscono a seconda di simpatie e umori personali. Ci sono casi gravi in posizioni basse e casi discutibili con alloggi assegnati. Si fa in modo che il cittadino renda grazie a qualcuno per la concessione, ma un diritto non è un privilegio e speravo che la nuova giunta facesse una verifica interna. Invece ha chiuso gli occhi e difeso il sistema», ha aggiunto. Intanto la donna sarà sfrattata per la seconda volta. «Purtroppo pur dimostrando di darmi da fare, l’aiuto del Comune era troppo basso per saldare gli affitti arretrati», ha concluso.