“Perso dal Comune un ricorso-simbolo davanti alla Commissione Tributaria””
Quando la prepotenza e l’arroganza si sposano all’ignoranza e quando questo avviene nell’ambito della pubblica amministrazione è un disastro contro il quale quasi sempre non c’è salvezza.
Ma non sempre, per fortuna. Qualche volta c’è anche la possibilità di avere giustizia.
Crediamo che non sia inutile evidenziare ancora una volta l’inaccettabile inadeguatezza degli uffici comunali di Abano che gestiscono il delicato comparto dei tributi, inadeguatezza cui fa da sostegno assolutamente acritico la boriosa tracotanza della dirigente del settore finanziario Marcella Leone. Qui troviamo dei burocrati che operano, anziché seguire i dettami della legge e della normativa, secondo personalissimi e fantasiosi criteri operativi, incapaci persino di applicare norme semplici e chiarissime.
Ma veniamo ai fatti.
Alla fine del 2008 l’Ufficio Tributi del Comune di Abano Terme inviava a raffica onerose sanzioni amministrative a moltissimi cittadini aponsensi, colpevoli a suo dire di non aver denunciato il possesso di immobili soggetti a ICI, anche se questa imposta l’avevano in realtà regolarmente pagata. E si trattava di somme anche rilevanti di cui veniva richiesto il pagamento in questo modo evidentemente del tutto arbitrario, completamente al di fuori della normativa.
“La raffica di intimazioni – comunicò in una ferma presa di posizione Giorgio Grazzini, responsabile per il Comitato Difesa dei Contribuenti di Abano sostenuto dal Movimento con la GENTE per la GENTE – assomiglia a una maionese impazzita, di cui qualcuno ha perso totalmente il controllo! E’ profondamente assurdo e immorale che da parte del Comune si richiedano al contribuente denaro non dovuto e per di più in maniera arrogante e vessatoria. Non si può infatti in alcun modo richiedere ai cittadini di pagare onerose sanzioni che per legge non possono essere richieste. Ma forse chi ha inviato queste sanzioni spera che per paura o per ingenuità il contribuente paghi senza parlare, senza protestare perché magari il ricorso costa. Ma tutto questo è folle e ingiusto: se non si deve pagare non si paga! I cittadini ai quali è stata notificata la sanzione possono rivolgersi gratuitamente al Comitato per avere assistenza nei ricorsi.”
Chiarissima e lapidaria fu poi l’apertura dell’articolo con cui “Il Mattino di Padova” il 17 gennaio 2009 dava notizia del fattaccio: “Al contribuente viene riconosciuto di aver versato quanto doveva ma, nello stesso tempo, è sanzionato con un ammenda di oltre 200 euro”.
Insomma, per dirla in due parole, il Comune accusava il cittadino che aveva regolarmente pagato quanto dovuto al Comune stesso di non avergli comunicato che doveva pagare. Della serie: tu mi paghi quello che devi pagare, ma oltre a pagare devi anche dirmelo che mi paghi, sennò ti punisco! Roba da matti!
Ma ce n’era di più ancora. A qualcuno – come al direttore del nostro giornale e candidato sindaco per il Movimento con la GENTE per la GENTE – veniva rivolta l’allucinante contestazione ben oltre i cinque anni prescritti come limite temporale massimo, dato che a norma di legge gli accertamenti e le contestazioni su quanto denunciato in un determinato anno, possono essere effettuate solo entro i cinque successivi.
Per tutta risposta l’assessore al bilancio dichiarava: “Il personale dell’Ufficio Tributi può commettere degli errori… E’ capitato pure a me e ho pagato senza fiatare”. Era la solita considerazione del cittadino-suddito: paga e tasi! Peggiore ancora la reazione della Dirigente comunale responsabile dell’Ufficio Tributi: “Nient’altro che un vero e proprio delirio di onnipotenza da parte di una burocrazia arrogante”, la definì in una lettera aperta il nostro Giorgio Grazzini.
Ma vi fu chi avverso l’assurdo provvedimento dell’Ufficio Tributi interpose ricorso avanti la Commissione Tributaria Provinciale di Padova. Lo fece il nostro direttore Aldo Francisci, il cui ricorso presentato dallo Studio Cavuto di Padova, con la recente sentenza del 2 dicembre 2010, è stato pienamente accolto dalla Commissione Tributaria stessa che, in aggiunta, ha condannato il Comune anche al pagamento delle spese di giudizio.
Chi pagherà queste spese?
Chi rifonderà all’amministrazione comunale il costo delle ore di lavoro perse in questa incredibile, paradossale vicenda?
Sono soldi pubblici buttati al vento, allora, i costi della partecipazione a corsi di aggiornamento da parte di questi impiegati comunali?
E poiché risulta di tutta evidenza che l’Ufficio Tributi non è in grado di garantire gli interessi più semplici del Comune che paga gli stipendi ai suoi dipendenti, quanto denaro perde il Comune a causa di questa incompetenza?
Viene infine da domandarsi in base a quali valutazioni possano essere stati nominati dirigenti profumatamente remunerati ma in grado, come la dirigente dei servizi finanziari Marcella Leone, di combinare tali pasticci e di persistere nel perseguirli con arroganza e totale disprezzo del cittadino.
Viene da domandarsi anche perché mai, almeno quando la malagestione dei tributi divenne di pubblico dominio in seguito alla pubblicazione sui giornali, nessuno all’interno del Comune abbia richiamato alla ragione questa dirigente e i suoi impiegati, perché nessuno dei massimi responsabili l’abbia fatto, né il sindaco, né l’assessore competente, né un superburocrate come il super pagato direttore generale cui pure competeva l’obbligo di vigilare e coordinare i dirigenti. Quel che si dice una cricca impermeabile al buongoverno e finanche alla ragionevolezza! (Red.)