LA PARROCCHIA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO A MONTEROSSO

Monterosso (in antico Monte Ruso e Montem Rubeum) non ha solo il privilegio di essere un tranquillo e grazioso borgo ai piedi dei Colli Eugnaei ben integrato nella città di Abano, a due passi dalla città di Padova, ma può vantare la chiesa più antica del Comune di Abano Terme, dopo quella del Capoluogo.
Dedicata a San Bartolomeo Apostolo (martirizzato in Siria o in Armenia dopo aver diffuso il vangelo in quei paesi) questa chiesa, assieme a quella di Tencarola, anch’essa dedicata all’apostolo Bartolomeo, è tra le più antiche della zona e risale sicuramente agli albori del cristianesimo padovano, anche se le prime notizie risalgono al 1077, come cappella della pieve di Abano. La “villa” di Monterosso viene citata la prima volta in un contratto di affitto risalente al 1180, quando era feudo del Conte Manfredo d’Abano. Sulla sommità del monte sorgeva un castello citato nel 1239 come roccaforte della famiglia da Montagnone.
Probabilmente per quasi tutto il XIV Secolo la chiesa di Monterosso non fu autonoma dalla Pieve di Abano, ma già dal 1385 cominciò – se non altro - a possedere un beneficio di almeno sette campi. Nel secolo successivo la Parrocchia di Monterosso era comunque povera e mal amministrata dal parroco di Abano, se nella visita pastorale del 1449, il vicario del vescovo di Padova trovò la chiesa e l’abitazione del parroco un certo Jacopus, in situazione pietose. Lo stesso vicario Nicolò Grassetto, visitò anche la pieve di Abano, anche quella in cattive condizioni e scoprì il motivo di tanta incuria: la frequentazione dell’osteria di Abano e il vizio del bere al quale spesso il parroco, si lasciava andare.
Come ben testimonia Sergio Giorato nel suo interessante e documentato volume: A fulgure  et tempestate…, Aldo Fancisci Editore e come hanno testimoniato le più recenti cronache, i casi di intemperanze dei parroci di Monterosso ed i casi di cattiva gestione dei beni della parrocchia non sono rare, anche se va detto che la storia della chiesa di San Bartolomeo vanta parroci saggi ed operosi, solleciti nella manutenzione della chiesa, della piccola canonica  e del cimitero, attenti ed assidui nella cura delle anime e molto motivati nell’elevare moralmente, spiritualmente e culturalmente i loro parrocchiani.
La cosa importante non è la debolezza dei parroci, ma la misericordia di Dio che supera e vivifica tutto, è che, nei secoli, si sia costituto tra i parrocchiani un forte  legame che unisce tutti intorno ai valori cristiani nella fede nel Signore Gesù. E’ Lui, che chiama i fedeli di Monterosso a formare questa famiglia dei figli di Dio, che li fa stare insieme con gioia, per annunciare la sua presenza fra la gente, per far sentire la sua Parola di verità, per dar prova di fraternità e di solidarietà. (statua Madonna col bambino)
Anche a Monterosso ci sono stati – infatti - ottimi pastori. E’ il caso dei parroci che si avvicendarono del XVII secolo e che sistemarono la chiesa, costruirono un muro intorno al cimitero (in modo che i cani, i maiali e gli altri animali non  disseppellissero le ossa dei cadaveri) e  lasciarono un segno positivo nella comunità: Don Marchesini e Don Giovannotti, per citarne alcuni, orientarono Giovanni Maria, rampollo della nobile famiglia Monterosso che divenne poi sacerdote e proposito della Congregazione di San Filippo Neri a Padova. Giovanni Maria Monterosso fu riconoscente nei confronti della sua parrocchia e donò alla stessa sia alcune suppellettili sacre ed alcuni terreni a sostegno economico della chiesa.
Solo dal 1585 la Pieve di Monterosso fu sicuramente autonoma da quella di Abano, dal momento che proprio a quell’anno risalgono i primi registri parrocchiali dei battesimi e dei matrimoni. Allora la chiesa aveva un solo altare dedicato a San Bartolomeo (Giuseppe Zangiacomi, Il Martirio di San Bartolomeo,  Venezia, 1775).
Stretta  tra la giurisdizione dell’Abbazia di Praglia e la Pieve di Abano, Monterosso comprende deva allora Feriole e Montecchia, la Parrocchia di Monterosso subì molte variazioni territoriali, come ben documenta Cristina Dassiè nell’Opuscolo Monterosso, Storia di una parrocchia nel 600° anniversario della fondazione. Anche San Gregorio Barbariogo tentò di definire meglio il territorio della parrocchia, facendo in modo che la chiesa fosse al centro del territorio di sua competenza e dunque ben raggiungibile da tutti; ci vollero però quasi trecento  anni (cioè il 1956) perché fosse definita in modo razionale la sua giurisdizione, perché tutti i precedenti tentativi andarono a vuoto. Si pensi nel 1923 il parroco Francesco Zanocco aveva denunciato al vescovo l’assurda situazione della chiesa e del cimitero che erano fuori dei confini parrocchiali.
Intorno al 1676 la chiesa fu ristrutturata e  restaurata, tanto che il  Vescovo San Gregorio Barbarigo la trovò in buono stato: è di qualche anno più tardi (1691) la costruzione di un altare dedicato alla Beata Vergine del Rosario (paliotto altare della Madonna del Rosario) mentre  qualche anno dopo fu edificato il campanile, dotato di due campane; le due campane furono rifuse dalla storica fonderia Daciano Colbachini di Padova nel 1823, l’ orologio risale invece al 1826. Nel XVIII secolo la chiesa e tutta comunità di Monterosso conobbero un periodo fortunato: don Giovanni Lidroni, parroco per 35 anni, aveva consolidato ed arricchito il patrimonio della parrocchia ed aperto una specie scuola popolare dove istruiva i fanciulli “insieme con tutto il popolo”. Nel 1738 la chiesa è stata ristrutturate ed è stato consacrato il terzo altare, dedicato al Santissimo Crocefisso e qualche anno dopo a Sant’Antonio da Padova. L’immagine fu donata dal Pietro Riva di Venezia  e fu posta sull’altare nel  1818. L’attuale assetto dei due altari laterali risale alla fine dell’Ottocento.
Dal 1923 si ha notizia della presenza di un dipinto seicentesco l’Ecce Hono di anonimo autore veneto, un’opere di buona fattura, probabilmente donata alla chiesa dalla famiglia Gioppi proprietaria della villa situata ai piedi del collo e conosciuta come “Bembiana”. Nel Novecento, in numero degli abitanti era salito a settecento e  la chiesa era ormai insufficiente: fu il parroco don Emilio Minotto, nel 1904, a volerla allungare di 4,50 metri e a rifare la facciata in vago stile neogotico, su disegno dell’Ing. Camillo Vezani. Nel 1908 fu ampliato il presbiterio su disegno di Giovanni Tomasatti, grazie alla munificenza del Conte Leonardo Emo Capodilista. Oltre alla Confraternita del Santissimo Sacramento, menzionata già nel XVII secolo, nel corso del Novecento si svilupparono vari associazioni e gruppi parrocchiali: l’Apostolato della Preghiera, la Congregazione dei Luigini, l’Azione Cattolica, il Consiglio Parrocchiale e, nel 1940, il Patronato per i giovani. La parrocchia organizza il catechismo, il grest, i campi scuola e tutte le altre attività pastorali rivolte a giovani ed agli adulti, gite e pellegrinaggi. (foto cappella confessioni)

Tra il 1950 e 1951 è stato eliminato il cimitero posto a fianco della chiesa ed è cosi stata ampliata la piazza e costruita una nuova canonica, un edificio oggi dipinto di un rosso vivo che lo rende inconfondibile, ora la canonica e l’abitazione del parroco trovano posto nell’edificio posto dietro la chiesa e nella casa rossa hanno trovato posto la Caritas e il Centro Aiuto alla Vita, oltre al Gruppo Alpini. Nel 2003 è stata risistemata la piazza e costruita la fontana.
Nel 1975 la chiesa ha subito un radicale restauro e nel 2002 è stato rifatto il pavimento, su indicazione della Soprintendenza, per proteggere le opere d’arte è stato installato un sistema anti-intrusione. La chiesa si presenta oggi linda ed accogliente. Di grande pregio artistico le formelle bronzee della Via Crucis, opera di Gian Carlo Frison, di Selve di Praglia, fuse nel 2003, che sono state donate dalle famiglie della frazione di Monterosso.
La Sagra del Bigolo,
che si tiene dal 21 al 30 agosto, è un appuntamento che, dal 1972, attrae molti appassionati della cucina casalinga veneta da tutto il territorio della provincia e non solo dal bacino termale euganeo. La specialità è costituita dai bigoli e dai ruspiosi, che sono corti, grossi, rigati e ruvidi, che hanno una resa di cottura, e quindi un gusto ed una consistenza diversi rispetto ai bigoli. A Monterosso viene fatto tutto a mano, sotto gli occhi dei commensali: le donne impastano le uova, l’acqua e la farina già dal pomeriggio, mentre gli uomini sono addetti ai torchi e sembrano gareggiare in una sorte di competizione a chi ne fa una quantità maggiore, usando alcuni “torci” antichi e due nuovi. Nella foto i ragazzi che servono ai tavoli .
Attività Sportive
 Nel 1978 Giorgio Moressa, con l’aiuto del dottor Giorgio Peruffo, di Zuccato, di Vigo, di Monterosso e di Nicola Foralosso, fondò la Polisportiva Nova Sper Monterosso e ne divenne presidente. La presidenza passò poi a Giorgio Peruffo  fino al 2004 e quindi  a Emanuele (per tutti Lele) Babolin. Il Calcio ha tutte le squadre previste dalla F.I.G.C. dilettanti ovvero: Primi calci, Piccoli amici, Pulcini misti (3 squadre), Esordienti (2° anno FIGC), Giovanissimi, Juniores e 1^ squadra che disputa la 2° Categoria.  Recentemente è stata operata una fusione con Monteortone ed è nata la Duemonti Abano a.s.d.. Molto seguita la Pallavolo femminile, con circa 100 tesserate divise in: under 16, under 12, minivolley e una squadra mista di ex atleti. Viene praticato il Beach-volley e il Green-volley. La prima squadra nell’attuale campionato SIPAV gioca, per la prima volta, nella Seconda Divisione essendo stata promossa con grande merito e grazie ad una grinta che ha fatto emergere queste giovani atlate. (foto ragazze volley) Si è operata una fusione con Montegrotto e la squadra si chiama ora: Duemonti Abano Montegrotto.
www.duemontiabano.it
Molto seguita da tutta la frazione è la Festa dello Sport che si tiene intorno al 2 giungo di ogni anno.  Dal 2009 la parrocchia non è retta da un parroco ma fa parte dell’ Unità Pastorale di Monteortone composta  dalle parrocchie di Monteortone - Monterosso – Tramonte. Piazza San Bartolomeo n. 3   35031 Monterosso (PD) tel: 049 812446 - tel. 049 8669447 - cell. 3472452770
Sante  Messe: martedì, giovedì e venerdì ore 16, sabato ore 18, domenica ore 9,30 e 11.
Parroco Moderatore: Zanella don Danilo,
dondzanella@virgilio.it, Co-parroco: Parolin don Lorenzo don.lorenzo@tin.it, Collaboratore parrocchiale: Bertazzo don Giulio S.D.B, giuliobertazzo@gmail.com, Penitenzieri: Bettanin don Paolino,  paolino.bettanin@diocesipadova.it, Fabris dott. don Aldo