Semplicità. Il termine che più ridefinisce quanto scaturito dall’ultima consultazione elettorale. Nella bolgia delle lotte interne ad ogni singola compagine elettorale (escluse le neo liste civiche), atta a proporre il proprio candidato, quale figura indispensabile per il nuovo governo cittadino, si è incuneato come un missile uno che di politica ne mastica, annusando il vuoto e la pochezza dei propri competitors, ha parlato chiaro, il linguaggio della gente, praticamente lo stesso che il movimento “con la Gente per la Gente” porta avanti da anni, compresi i temi di campagna elettorale, evitando proclami dissennati; chiarezza e un pizzico di azzardo non sono certo doti che gli mancano. Si è presentato con una forza d’urto compatta e micidiale, superando persino i dogmi che un buon campanilismo imponeva, la formula imprescindibile per la quale mai un sampietrino avrebbe dovuto governare Abano. La gente lo ha pesato, messo ai raggi X e infine lo ha reputato credibile, gli ha dato la fiducia che tanta sfrontatezza meritava; lui è la vera novità, gli altri solo merce riciclata e per lo più in avaria. Le persone sono stanche, esauste, non ne possono più delle alchimie, dei giochi sotto banco, vogliono chi realmente mette in pratica ciò che dice, senza tanti giri di parole, assumendosi in toto la responsabilità delle proprie azioni, poiché comunque essendo esseri umani tutti siamo portati all’errore. Luca Claudio è ora il peggior incubo dei politicanti da strapazzo, gente che della politica ne ha fatto solo un proprio tornaconto, quella gente che da questo fortino di frontiera abbiamo sempre denunciato per sprechi e malgoverno, che abbiamo sempre additato quale esempio per ciò che un vero politico non dovrebbe mai fare. Certo ha messo in campo le truppe cammellate, le carte le ha giocate tutte e molto bene, ha avuto un buon sostegno finanziario e una macchina organizzativa impeccabile, un’operazione di marketing politico invidiabile, ha fatto breccia sui giovani e sugli anziani e alla fine ha espugnato l’inespugnabile; li ha messi in riga e mandati a casa tutti, ha fatto tabula rasa, piazza pulita.
Ma esaminiamo la questione.
Unico a tener botta è stato il buon Bano che rappresentante della lista dei “cittadini per il cambiamento” con il gettone del 18% ottenuto nelle precedenti elezioni è andato a riscuotere l’appoggio di un PD talmente pavido da non avere manco la forza d’individuare o imporre un proprio candidato, morale: più che un gettone d’oro era un gettone di cioccolata ricoperta di carta stagnola dorata (quelli che si mettono sulle calze della befana, per intenderci) visto che nel frattempo “i cittadini” qualche pezzo l’hanno perso per la strada, comunque sia si accaparrano poco più del 9% e riescono a collocare sui banchi del consiglio comunale un paio dei loro rappresentanti, mentre il PD, dal canto suo dovrà valutare meglio le strategie future, visto che con il 16% dei consensi si ritrova un solo consigliere in rappresentanza, quando si dice cornuti e mazziati! Tutto sommato ai cittadini non è andata poi così male. La Lega, odorando puzza di bruciato o peggio di avariato, si defila partecipando da sola, sonda il territorio, osserva, ma pone sull’altare una persona, il Manzolini, che poveraccio qui ad Abano le ha sempre buscate, troppo antiquato, troppo da salotto, ottima persona per carità, ma parla un linguaggio obsoleto, qui ci vuole altra tempra, altra elettricità; comunque hanno l’intelligenza di capire al momento giusto dove orientare le scelte, anche se non in maniera aperta e diretta l’indirizzo c’è stato ed è arrivato dall’alto più che dal locale, segno che qualcosa da mettere a registro ancora ci sta. Ma ora veniamo al PdL. Non posso che bearmi di quanto accaduto e si badi bene, non perché mi sia indigesto, ma per la scelta aberrante, riconosciuta a giochi fatti pure da Casarin, di riproporre qualcuno che ha fatto parte del precedente governo cittadino, simbolo di un fallimento politico e rappresentativo sul territorio che non ha eguali: quelli dell’auto blu, dei parcheggi, del mancato sostentamento ai bisognosi, quelli dei grandi progetti mai realizzati e talmente miopi da non vedere neppure le buche sui marciapiedi, quelli che per piacere agli amici degli amici hanno spedito in esilio il comandante Benedetto Allegro, quelli che ostentavano ciò di cui proprio la gente ne vuol fare a meno, l’arroganza e la protervia del politico di poco peso, tutto chiacchiere e distintivo. È bastato osservare il bel impettito e lampadato Davide Faggion esternare, nel confronto televisivo a Tele Nuovo, le proprie connivenze altolocate ottenute tra un drink con il tal ministro e una cena con qualche segretario, sottosegretario, porta borse, sì insomma quella roba lì, di livello nazionale del proprio partito, per capire che c’era qualcosa che non funzionava. Solo grazie a lui Abano sarebbe stata traghettata verso un futuro più radioso, dove si sarebbero spalancate tutte le porte del palazzo a Roma per ottenere privilegi finora negati, peccato che negli anni che hanno governato nulla di tutto ciò sia accaduto; 1, 2, 3 ........ ma vaff.....! Il neo messia ha fallito miseramente e il verbo non è stato raccolto, la gente di queste persone non sa che farsene, vuole concretezza, senza parlare poi della lotta interna al partito per proporre a suon di gomitate la leadership in campagna elettorale. Nel PdL ad Abano, alla resa di conti, non ci sono neppure ferite da leccare, ma solo lavoro per i becchini, vista l’umiliazione subita; urge per il futuro un cambio di rotta drastico ponendo sotto i riflettori gente realmente spendibile, dal profilo intellettuale e carismatico di ben altra portata, pena un tracollo irreversibile. La ricetta era semplice:
1 - un leader voluto e realmente proposto già dai propri sostenitori e non una persona mal digerita e accettata solo per partito preso o per fare squadra; è ovvio che la credibilità va a farsi friggere.
2 - andare incontro alle esigenze reali delle persone accantonando momentaneamente grandi progetti per lo più irrealizzabili, che l’uomo comune stenta a comprendere soprattutto in periodi di forte crisi.
3 - indirizzo preciso e taglio agli sprechi.
I primi passi di Luca Claudio sono incoraggianti e non ne posso parlare che bene, si sta muovendo nella direzione che da questa testata si promuove da anni, come ci è dato sapere, corre voce che ha dato il ben servito all’ex segretario comunale evidentemente fin troppo politicizzato, tutti i dirigenti comunali, posti lì e condivisi dalle precedenti amministrazioni, un bel arrivederci a mai più, l’auto blu rottamata con tanto d’autista, il richiamo al posto di comando di Benedetto Allegro, insomma tutte azioni fatte da chi ha realmente le idee chiare, ovvio la strada è lunga e non priva di insidie, ma credo non avrà grosse seccature visto che solo il fiele accomuna nei tavoli della minoranza, mano nella mano PD e PdL, come scolaretti, a lezione, loro malgrado, di come si fa politica da chi realmente la sa fare.
Fabio Brasiliani