Luoghi di culto aponensi - IL MONASTERO DI SAN DANIELE IN MONTE

Luoghi di culto aponensi
a cura di Paolo Ghedina

IL MONASTERO DI SAN DANIELE IN MONTE

Il Monastero di San Daniele in Monte, è un luogo di culto molto antico e così strettamente legato alle vicende storiche ed economiche delle terme, da esserne addirittura uno dei principali protagonisti.
San Daniele è un luogo dello spirito, un luogo dell’anima, ricco di arte e di storia. La sua posizione lo rende visibile da tutta la zona termale euganea, e quando si sale lungo la suggestiva strada a tornanti e si giunge alla sommità del colle si gode uno spettacolo meraviglioso sui Colli Euganei e sulle città di Abano e Montegrotto; quando il cielo è limpido lo sguardo può spaziare verso Padova e la laguna di Venezia.

La storia del Monastero
Il Monastero fu fondato intorno all’anno 1078 dai Signori Da Montagnon, di antica famiglia longobarda, che possedevano un vasto feudo che si estendeva tra Abano e Montegrotto Terme e che proprio a Montegrotto, sul Colle di Berta avevano eretto un castello ben fortificato e che avevano edificato un fortilizio anche sulla sommità del colle di Monterosso.
Il monastero, affidato ai monaci benedettini, era a capo di una vasta proprietà terriera posta ai piedi del colle, tra Torregglia, Montegrotto e Abano e che comprendeva anche il colle del Montirone e parte della zona termale circostante.
Il Papa di Callisto II nel 1123, con propria bolla, assegna al vescovo di Padova Sinibaldo la facoltà di nominare l’Abate del monastero, sottraendo questa facoltà ai Signori Da Montagnone.
La lotta per le investiture ingaggiata tra il papato e l’impero trova dunque un riflesso anche qui a San Daniele, dove l’Abate era molto potente sia come guida spirituale che come gestore di vasti possedimenti terrieri che solitamente erano dati in affitto (livello). Per fare un esempio, in un atto notarile del 1186 l’Abate Dondio concede ad un certo  Elia ed ai suoi figli Rinaldino e Guido un terreno agricolo con casa d’abitazione a Montagnone (attuale Montegrotto)  stabilendo come affitto annuo 24 lire venete, una spalla di maiale ed una focaccia di frumento.
Purtroppo molte volte i feudatari nominavano abate un familiare o un amico, accontentandosi che fosse ubbidente e fedele più che preparato e devoto e cioè che facesse gli interessi della famiglia invece di provvedere ai bisogno materiali e spirituali della comunità monastica e dei fedeli che avevano nel monastero un punto di riferimento e questo causò l’alternarsi di abati validi, con abati inetti.
I Benedettini, come era nella loro regola e nella tradizione furono sempre attenti nella gestione del territorio, nell’opera di bonifica, nella manutenzione dei canali, e anche nella manutenzione delle terme del Montirone e del mulino che sfruttava la caduta delle acque termali del colle Montirone.
Il monastero ebbe nei secoli alterne vicende e benché si trattasse di un monastero benedettino la Regola di San Benedetto non era sempre rispettata; anche le disposizioni che prevedono l’elezione dell’Abate da parte dei monaci riuniti nel Capitolo non erano sempre osservate dal momento che gli Abati venivano eletti o dal vescovo e o dai feudatari della zona.
Ludovico Barbo, Abate di Santa Giustina di Padova, poi vescovo di Treviso, grande “rifondatore“ dell’ordine benedettino, non riuscì a migliorare la situazione disastrosa in cui si trovava, nella prima metà del Quattrocento il monastero di San Daniele, come aveva fatto, invece per il Monastero di Santa Giustina ed altri monasteri veneti che, sotto la sua giuda erano letteralmente rinati ed avevano visto crescere le vocazioni essendo diventati polo di attrazione per molti giovani.
Nel 1460 il monastero fu soppresso e fu quindi affidato ai Canonici Regolari Agostiniani di San Salvator di Venezia che assicurarono una buona gestione del monastero per molti anni, e ne fecero un centro di spiritualità, ampliando e sistemando il chiostro intorno al quale si sviluppano gli edifici, tra il 1525 ed il 1532.
Nella metà del Seicento, invece il monastero conobbe un periodo di disordine e di decadenza, seguito da una nuova rinascita dovuta alla forte personalità, all’intelligenza ed alla grande fede dell’Abate Ottavino Varese, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.
Nel 1768 i monaci di San Daniele, proprietari della zona del Montirone, che allora erano delle sorgenti naturali circondate da un semplice muro e dotate di un piccolo edificio adibito a ricovero dei malati, iniziarono a migliorare la situazione delle terme, sistemando le fonti di acqua calda, demolendo il vecchio edificio e facendo costruire, tra il 1769 e il 1771 una fabbrica di un solo piano ad uso bagni e stufa.  Al monastero di San Daniele, così come alla famiglia Dondi dell’Orologio, per altri versi, si deve, dunque, la nascita del termalismo aponense in epoca moderna.
Questo periodo di prosperità e di intensa vita monastica, che rappresenta il punto di maggior splendore del monastero di San Daniele, fu bruscamente interrotto nel 1771, questa volta  per ragioni esterne al monastero stesso. La Serenissima Repubblica Veneta, alle prese con l’espansionismo ottomano ed oppressa dal debito pubblico, soppresse drasticamente molti antichi monasteri e ne incamerò i beni. Anche San Daniele finì sotto questa scure e fu messo all’asta nel 1772. Il monastero, con tutti i suoi beni, che come abbiamo visto comprendevano anche buona parte delle terme del Montirone, furono comprati da un ricco avvocato di Venezia Federico Todeschini.

La chiesa e il Monastero
Proprio agli inizi del Settecento sono dovute alcune opere architettoniche che hanno conferito al complesso monastico la forma attuale, come la piccola, elegante chiesa eretta dall’architetto Francesco Antonio Muttoni (1668-1747) nel 1711, le scalinate, le rampe di accesso, il giardino e l’ingresso a sud. La chiesetta è a croce greca, con una cupola entro il tamburo ed un elegante timpano ornato di statue di Antonio Corradini (Este, 1668 – 1752).
All’interno troviamo, entro nicchie, le statue dei quattro evangelisti con i rispettivi simboli, in pietra bianca, notevole è il paliotto dell’altare maggiore con il Martirio di san Daniele  di marmo bianco di Verona, tutte opere di Antonio Corradini Gli altari laterali, datati 1716 e 1722, racchiudono due tele, attribuite a Palma il Giovane ed alla sua scuola; la tela di sinistra rappresenta la Natività di Cristo; quella di destra, raffigura a Madonna che porge il Bambino Gesù a S. Antonio.
Nell’abside si trova un dipinto settecentesco del martire San Daniele, di ignoto autore veneto.
Alla destra San Rocco di M. Plank (1878), a sinistra la morte di San Benedetto, del pittore svizzero M. P. Von Deschwanden (1881). I due dipinti sono stati di portati dalle monache dal monastero di  San Rocco di Fiume. All’interno della chiesa, varie lapidi ricordano le sepolture della famiglia Bonomi. Dietro al presbiterio, nella parte riservata alle monache, si trova l’antico coro ligneo.
La parte del monastero che era stata trasformata in villa è ora riservata alle visite dei turisti (chiusa nel periodo invernale). Vi si accede dalla terrazza Belvedere, dalla quale si può ammirare la facciata del Monastero, abbellita dalla doppia scalinata settecentesca con balaustrata in pietra di Nanto che immette alla “Sala degli stucchi”, un tempo ingresso principale della villa, con un prezioso pavimento cinquecentesco in cotto e pietra. Vi sono altre sale con stucchi, caminetti, pavimenti settecenteschi in legno e soffitti artisticamente decorati, cinque stanze che custodiscono un originale museo con varie collezioni e raccolte di arte, di antiquariato e di oggetti sacri.
Notevole una deposizione attribuita a Johan Carl Loth (1632 -1698),  un Cristo Portacroce su tavola di impronta cinquecentesca, ed alcuni originali dipinti sacri  eseguiti su cuoio.


Il “castello” o villa  Todeschini – Bonomi e l’albergo Todeschini.
Nel corso dell’Ottocento e fino alla meta del Novecento il monastero fu ridotto ad abitazione privata, sul lato che guarda a mezzodì fu sistemato ed ampliato il giardino con opere di terrazzamento del colle. Dall’Avvocato Todeschini la proprietà passò nel 1832  ai Bonomi come dote della figlia Elisabetta, unica erede della famiglia, in occasione della nozze con  il conte Bartolomeo Bonomi. Nella zona termale fu ampliato e ricostruito l’edificio settecentesco fabbricato dai monaci e sorse l’albergo Todeschini, poi Savoia-Todeschini ed ora Savoia. Nel nostro secolo la proprietà passò ai Pescarin e fu poi frazionata nell’attuale zona artigianale di Abano e nel Quartire Pescarin.

La storia recente
Dopo circa 177 anni dalla soppressione, nel 1948 San Daniele è tornato finalmente un luogo dello spirito, ad essere - cioè - un monastero che vive, lavora e che eleva la sua costante ed ininterrotta preghiera a Dio. Da quell’anno infatti ospita una comunità benedettina femminile di clausura proveniente da Fiume. Il doloroso esodo degli istriani e dei dalmati causato dalla nascita della Repubblica socialista Jugoslava ha colpito anche le suore benedettine del monastero di San Rocco a Fiume. L’anziana abbadessa M. Benedica Stelhe incaricò allora M. Benedica Cristofoli di trovare una nuova sede alla comunità e così, dopo molti tentativi e rifiuti le monache hanno trovato a San Daniele la loro sede naturale.
Con l’aiuto di Don Ambrogio Bizzarri, dei monaci benedettini di Praglia, con il sostegno di alcuni benefattori, ma grazie soprattutto alla tenacia ed alla laboriosità delle Monache, saggiamente guidate dalla badessa M. Benedica Cristofoli (morta il 16 febbraio 1970) il monastero è risorto a nuova vita: è stato costruito il coro e la sala del capitolo (1958 – 1959) gli edifici esterni adibiti a foresteria (1959 -1961) e una nuova ala dell’edificio con le celle, il refettorio, la lavanderia, la stireria, la cantina, nel 1972 è stato sistemato il locale adibito a  bar-ristoro, dove si vendono anche i prodotti del monastero e si trovano alcune interessanti pubblicazioni che lo riguardano, come l’interessante opuscolo illustrato: Monastero di San Daniele in Monte, ieri e oggi (2010).
In pieno spirito benedettino do ospitalità ed accoglienza ed in ossequio al motto “ora et labora” le monache oltre alla preghiera ed alle cerimonie liturgiche organizzano corsi e ritiri spirituali e si dedicano a lavori artigianali: l’orto, il giardino, l’apicoltura, la preparazione del miele e della cera, la produzione di vini e liquori, di tisane e creme, ricami ed altri lavori artigianali che permettono il monastero di vivere dignitosamente. Dal 1974 il monastero è stato retto da Suor Maria Concetta Fortin , mentre ora la madre abbadessa è suor Maria Chiara Paggiaro.
La foresteria composta da circa venti stanze, il refettorio, la sala riunioni e una moderna cappella, ornata con statue lignee del Professor Giancarlo Carraro di Mirano, accoglie sempre gruppi di devoti, gruppi parrocchiali ed ecclesiali o singole persone che voglio approfondire la loro fede, elevare lo spirito a Dio e conoscere da vicino la vita monastica. Nel piccolo negozio si vendono i prodotti del Monastero: miele, propoli, creme e prodotti naturali per il corpo a base di cara d’api, tisane, vini, liquori, marmellate e confetture, immagini sacre e  ricami eseguiti su biancheria per la casa, ecc.
Un’attività particolare è quella della confezione artigianale delle ostie per l’Eucarestia e la Comunione, che vengono poi vendute a varie parrocchie e comunità monastiche. Al Monastero di San Daniele fanno capo gli Oblati Benedettini, un gruppo di laici che, pur vivendo la loro vita da laici nel lavoro, nella famiglia e nella società, si ispirano alla regola benedettina e la vivono sia personalmente che collettivamente. Il fondamento della vita benedettina è: “Innanzi tutto amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”.e “Nulla anteporre all’amore di Cristo” (RB. Capo IV, 1 e 21). San Benedetto – infatti - richiede al proprio discepolo di essere innamorato di Dio e di Gesù Cristo. Se il cristiano percepisce questi valori, per grazia di Dio, allora può chiedere al superiore di un monastero benedettino di essere ricevuto come oblato.

Le cerimonie liturgiche
Feriale: Ufficio delle letture ore  6:00, Lodi 7:15 Eucarestia – Santa Messa ore  7:40
Ora Sesta: 12:30, ora  Nona:15:00, Vespri: 18:30
Domenica e Solennità: Ufficio delle letture:  ore 6:00, Lodi ore 7:20
EUCARISTIA – Santa Messa ore 9:30
Ora  Sesta  11:40 Rosario – Ora Nona: 15:10 Vespri: 8:30
Monastero di san Daniele, via San Daniele 50 – 35031 Abano Terme - Padova - Italy
Telefono+39 049 8669149+39 049 8669607, Fax+39 049 8639235,
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