Fiancheggiamo l’entrata di Villa Rigoni Ravioli, percorriamo via Carabinieri, via Cilea e l’ultimo tratto di via Puccini, attraversiamo via San Lorenzo ed imbocchiamo via Sartorio che ci porta proprio a Villa Zuccato, Sartorio ora Sbalchiero ed al suo oratorio che guarda proprio verso la strada. (foto 1) Villa Zuccato, di chiaro impianto tardo-cinquecentesco, è una tipica casa di villeggiatura o ed è documentata almeno dal 1624. Come ha ben documentato l’architetto Matteo Sbalchiero, in una relazione che mi ha fatto avere, si tratta probabilmente di un casino di caccia, utilizzato anche in primavera ed in autunno, essendo il piano terra compatto e rialzato rispetto al piano di campagna, per reggere l’urto di eventuali inondazioni del Bacchiglionbe che corre un chilometro a nord.
La chiesetta, elegante costruzione seicentesca, fu consacrata il 12 agosto 1641 dal Vescovo Gregorio Barbarigo ed è ben conservata grazie alla famiglia Sbalchiero, che ha avviato interessanti lavori di ripristino del corpo della villa, in parte offuscato da maldestre superfetazioni del secolo scorso. All’entrata troviamo lo stemma degli Zuccato, (foto 2) all’interno un bell’altare barocco con un dipinto raffigurante l’Immacolata, San Giuseppe, Sant’Antonio, san Carlo Borromeo, racchiuso in una ricca cornice intagliata e dipinta. (foto 3 e 4). La chiesetta custodisce una particolarità: al centro del pavimento si trova una pietra tombale che chiude una tomba vuota. Una lapide in latino recita così nella lingua di Dante: A Dio Ottimo Massimo. Per i nobili discendenti da Pietro Alberigo Zuccato – Se qualcuno, per caso, morisse improvvisamente – questa è la tomba preparata – 1747. (foto 5).