ABANO PERDE UN ALTRO PROTAGONISTA DELLA VITA CITTADINA

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

ABANO PERDE UN ALTRO PROTAGONISTA DELLA VITA CITTADINA

“Don Antonio Pontarin lascia la Parrocchia del Sacro Cuore”. La visione 153

Ha colto tutti di sorpresa la notizia, data direttamente da lui, durante la messa di domenica 13 giugno, che il parroco del Sacro Cuore Don Antonio Pontarin, lascerà a breve la guida della parrocchia, per raggiunti limiti di età.

Dopo trentatre anni di intenso lavoro pastorale, un altro dei pilastri della storia della Città di Abano Terme esce di scena.

Don Antonio è  un uomo schiettamente sincero, a volte spigoloso, ma sicuramente sempre ed appassionatamente dedicato alla cura e alla crescita della Parrocchia.

Numerosi i successi conseguiti per farla diventare una comunità forte e coesa.

Chi ha avuto occasione di conoscerlo ha sempre potuto apprezzare la sua intelligenza pronta ed ironica e la sua profonda conoscenza delle dinamiche economiche e sociali di Abano Terme, segno di una partecipazione attiva ed attenta alla vita cittadina.

Ha lasciato un po’ di amaro in bocca e ha fatto discutere la sua dichiarazione in cui lasciava intendere che molti parrocchiani erano dispiaciuti della sua partenza, ma altri ne saranno contenti.

Cosa c’è dietro a questa dichiarazione? Forse che le dimissioni per raggiunti limiti di età non erano  poi così spontanee? Qualcuno ha tramato per indurlo a questo passo? A chi era scomodo?

Questi interrogativi molto probabilmente non avranno risposte ma aprono un altro capitolo di quelle lotte sotterranee che da sempre segnano la vita di Abano e che le impediscono di avere una crescita serena e condivisa.

A pochi mesi dalla elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale si stanno già affilando le armi per una battaglia che si annuncia senza esclusione di colpi.

Il popolo della calunnia, della maldicenza, dell’invidia e della meschinità sta cominciando il proprio lavoro.

Nel frattempo, come ho avuto modo di dire molte volte, non si intravvede la crescita di un dibattito serio sul futuro della Città ed una analisi approfondita sui programmi necessari per far compiere una svolta all’economia termale.

Sembra quasi che nessuno si ponga seriamente il tema del bisogno di un cambio di passo deciso  e tutto si giochi su un campo di semplice lotta di potere indipendente ed inconsapevole del fatto che,  Abano e tutto il comparto termale,  hanno bisogno di grandi progetti e di grandi trasformazioni per poter competere nel mondo del turismo del futuro.

MOLTO PIÙ DEL GRANDE SINDACO CHE É STATO

MOLTO PIÙ DEL GRANDE SINDACO CHE É STATO

FEDERICO TALAMI se n’è andato lasciando una grande lezione. Quella di aver amato profondamente la sua città e di aver posto ciascun cittadino di essa al centro di ogni iniziativa politica e civica: dal lavoro alla scuola, dalla salute alla cultura, all’assistenza, all’ambiente, alle terme.

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Ricordare tutto quello che ha fatto il professor Talami nei suoi quasi 17 anni da Sindaco è un’impresa che richiederebbe tropo spazio e quindi ci limiterò a ricordare solo le opere che più gli stavano a cuore.

Il professor Talami fu eletto per la prima volta Sindaco del Comune di Abano Terme il 13 novembre 1960. La prima grande opera messa in cantiere nella sua prima tornata amministrativa fu l’allargamento del Viale delle Terme, cui seguirono la circonvallazione nord e la Piazza mercato. Poi venne deliberata la costruzione delle scuole Pascoli e Busonera. Dal punto di vista politico, invece, la scelta più importante fu l’adozione del Piano Regolatore Generale. Una scelta che oggi potremmo definire profetica fu quella per cui nel 1964 fece aderire il Comune alla Campagna Nazionale Antipoliomelitica con il vaccino Sabin per i bambini da 3 mesi a sei anni.

Il 3 gennaio 1965 venne eletto per la seconda volta a Sindaco e subito diede impulso a un grande piano di edilizia popolare per dare case dignitose ai meno abbienti. Il 25 aprile 1970, data non casuale, inaugurò la Biblioteca Civica, una delle sue realizzazioni cui era rimasto più legato. Lo sviluppo della città fu aiutato dall’asfaltatura di strade e piazze, dall’estensione dell’acquedotto e della rete fognaria, dall’acquisto dello stadio di Monteortone.

Il 16 luglio 1970 venne eletto per la terza volta a Sindaco. Nel 1972 accettò la donazione, da parte della signora Isabella Bassi Rathgeb, di oltre una trentina di quadri di pittori prevalentemente bresciani e bergamaschi. Questo atto fu il seme da cui tanti anni dopo germogliò il Museo Civico, un’opera da lui tanto attesa, il cui ritardo gli procurò molta sofferenza, ripagata dalla soddisfazione di vederlo inaugurato pochi anni fa dall’attuale Amministrazione. Sempre in quella tornata amministrativa venne costruita la scuola elementare Giovanni XXIII e furono ampliate tutte le scuole già esistenti. Proseguì l’acquisizione di aree per l’edilizia economico popolare e venne costruita la seconda palestra. La sua Amministrazione terminò nel giugno del 1975.

Dopo una breve parentesi, il professor Talami fu eletto Sindaco di Abano Terme per la quarta e ultima volta il 6 maggio 1977. Nel 1979 venne acquistata Villa Zasio, poi intitolata a Roberto Bassi Rathgeb, per ospitare il Museo. In quegli anni fu dato ulteriore impulso all’edilizia popolare. L’8 ottobre 1979 rassegnò le dimissioni da Sindaco per consentire un ricambio generazionale.

Come avete potuto notare abbiamo messo in rilievo tre aspetti che il professore riteneva prioritari nella sua azione amministrativa: una casa dignitosa per tutti, istruzione per tutti in scuole confortevoli, cultura per tutti tramite, ma non solo, la Biblioteca e il Museo. Ovviamente fu attento anche alla viabilità, alle attività sociali, alla pratica sportiva e ad altri ambiti della vita della comunità aponense, ma non vi è dubbio che quei tre aspetti gli stavano particolarmente a cuore.

Per tratteggiarne la figura di politico partiremo da dei dati esteriori. Tutti se lo ricordano, prima che l’età avesse la meglio sul suo fisico, mai sul suo spirito, in sella alla sua bicicletta perfettamente eretto. Ecco ogni volta che lo vedevamo così pensavamo a quella bella espressione spagnola “hombre vertical” che indica un uomo tutto d’un pezzo. Inoltre anche con un gran caldo lo ricordiamo sempre inappuntabile in giacca e cravatta. Su quest’ultimo aspetto va detto che non era affatto un formalista o un dandy, ma per lui l’abbigliamento era una forma di rispetto nei confronti degli altri e in particolare nel Consiglio Comunale egli pretendeva da sé stesso, e lo avrebbe voluto anche dagli altri, un atteggiamento simile a quello che si aveva un tempo quando si andava in Chiesa. Per lui il Consiglio Comunale era un luogo e un momento di enorme importanza poiché l’insieme degli eletti rappresentava tutta la cittadinanza e soffriva quando vedeva alcuni Consiglieri avere un atteggiamento poco rigoroso. Per quanto riguarda il primo aspetto, quello dell’uomo tutto d’un pezzo, occorre dire che, pur essendo una figura luminosa di cattolico sociale, non era per niente un democristiano, nell’accezione che questo termine ha assunto di persona che cerca di mediare a tutti i costi. Il professor Talami era un politico capace di assumere posizioni molto nette, come avvenne per esempio nel 1971 quando impegnò l’Amministrazione comunale a fianco dei lavoratori termo-alberghieri in sciopero, cosa che gli provocò fortissime resistenze anche all’interno del suo stesso partito. Peraltro nel suo impegno fu certamente democratico e cristiano. Riguardo a quest’ultimo punto ci piace ricordare la sua capacità di assumere decisioni da cattolico adulto anche in contrasto con monsignor Mazzarotto, per esempio nel volere la Biblioteca come luogo in cui potessero trovarsi a loro agio tanto una suora quanto un rivoluzionario. Per quanto concerne il suo essere democratico, vogliamo ricordare a tutti che la cerimonia che lui amava di più era quella del 25 aprile, la liberazione dal giogo nazista e dalla dittatura fascista. Il suo antifascismo gli veniva dal padre e su questo era assolutamente intransigente. Al tempo stesso però era anticomunista, nel senso che era impegnato a contrastare gli esiti totalitari insiti in quella ideologia. Tuttavia riconosceva un comune sentire con le forze della sinistra per il riscatto delle masse popolari e quindi si adoperò sempre per raggiungere degli equilibri più avanzati, prima nei confronti dei socialisti e poi dei comunisti, al fine di allargare l’area democratica e il coinvolgimento dei cittadini nel governo della cosa pubblica. Com’è facile capire in questo si ritrovava pienamente nel disegno di Aldo Moro, una figura alla quale era molto legato. Riprendendo il particolare del rispetto della forma che sa farsi sostanza, ricordiamo la sua presenza silenziosa e al tempo stesso estremamente comunicativa ai Consigli Comunali. Come un bravo cattolico assolve al proprio dovere di assistere alla messa anche se il sacerdote è incapace di predicare, lui assolveva al suo dovere di cittadino di assistere alle sedute del Consiglio, anche se a volte i politici non erano all’altezza del compito. In questo in lui c’era qualcosa del cittadino greco che deve partecipare alla vita della polis.

Concludiamo questo breve ricordo richiamando i libri che scrisse negli ultimi anni.  Anche queste furono opere, nel senso forte del termine, e vennero fatte con un intento politico più che storico. Se andiamo a rileggere quei volumi, possiamo vedere, infatti, in numerosi passaggi un intento chiarificatore tipico dell’insegnante e in effetti il suo lettore ideale era il giovane di Abano che deve riappropriarsi della storia della propria comunità per riscoprire le proprie radici e così poter progettare in modo consapevole il proprio futuro. Questo era l’ultimo lascito che il professore voleva lasciare alla sua città e la molla che lo spinse fu quella che abbiamo appena descritto e non certo il divertimento erudito o la voglia di mettersi sotto ai riflettori, cosa che aborriva. Quando tornava dal Municipio, dove aveva consultato i registri delle deliberazioni, mostrava tanto la fatica a cui si sottoponeva, stante la noia di leggere quel gran numero di atti burocratici invece che di immergersi nei suoi amati studi letterari, quanto l’ansia di terminare il gravoso compito prima che arrivasse la fine che sentiva sempre più vicina. E in effetti, quando presentò il suo ultimo libro al teatro Marconi, cogliemmo quel senso di sollievo per cui sentiva di aver assolto al suo ultimo debito nei confronti della sua città che così tanto aveva amato. Auguriamo a tutti noi, amministratori e cittadini, di essere degni di un amore così grande.

 

LA STAGIONE DELLE SCELTE

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

GESTIRE O PROGETTARE ?PILLON

“Costruire è l’opposto del verbo distruggere”. Non serve sprecare nuovo territorio basta rigenerare quelle parti del territorio già compromesse e obsolete o abbandonate.

La storia ha dimostrato che nei momenti di crisi non serve piangersi addosso ma occorre rimboccarsi le maniche e pensare al futuro. In quest’ultimo anno di pandemia nel territorio termale si sono levati pianti inconsolabili ma non si è sentito parlare di nessun progetto per il futuro.

Le Terme sono in crisi in tutto il mondo e hanno ceduto il passo al wellness ed ad una generica ricerca del benessere. Il problema è che centri benessere si possono aprire in qualsiasi parte del mondo e non serve venire ad Abano e Montegrotto. Di conseguenza il nostro successo non può che essere legato ad un rilancio della particolarità-unicità delle nostre acque e del loro potenziale sanitario. Questo non vuol dire stare fermi e aspettare che ritornino i fasti del passato ma invece impegnarsi con grande slancio in una campagna di ricerca scientifica, che abbia come obiettivo la piena accettazione delle proprietà terapeutiche delle nostre cure da parte del mondo medico.  Sappiamo bene che questo non è attualmente e chi fa finta che sia così è a dir poco superficiale,  se non in mala fede.

Identico discorso vale per le Città termali. Senza un profondo cambiamento, fortemente orientato alla sostenibilità ed all’accoglienza, continuerà quel processo di degrado  a cui stiamo assistendo da anni. Ci sono degli illusi che pensano che restando fermi si migliori la qualità delle città. Restando fermi le città muoiono! In un’intervista al quotidiano La Repubblica dell’11 maggio 2019 Renzo Piano affermava: “Costruire è l’opposto del verbo distruggere”. Non serve sprecare nuovo territorio basta rigenerare quelle parti del territorio già compromesse e obsolete o abbandonate.

Nelle pagine seguenti di questo numero di InformAbano si parla di un Sindaco del passato, scomparso in questi giorni,  il Prof. Federico Talami. Lui negli anni sessanta non ebbe paura di progettare una nuova città, di fare scelte coraggiose che guardavano al  futuro. Questo è lo spirito con cui occorre affrontare i problemi del presente per costruire la città del ventunesimo secolo.

La semplice gestione delle città non basta più, si tratta, quindi, di progettare una città moderna, tecnologicamente avanzata e aperta alle nuove tendenze nel campo della salute e del turismo.

Una città SMART che sappia attrarre nuove funzioni e nuovi investimenti e che sappia anticipare e non seguire i tempi.

Non mi stancherò mai di dire, a costo di sembrare ripetitivo, che tutti devono fare la loro parte, mettendo da parte gli individualismi, facendo squadra per la definizione di un progetto unitario e condiviso per le Città Termali. Una Squadra forte, unita e con le idee chiare, avrà anche la forza per chiedere alla Regione e al Governo di investire sul futuro delle Terme Euganee, dei lavoratori, delle attività economiche e dei cittadini.

 

LA STAGIONE DELLE SCELTE

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

LA STAGIONE DELLE SCELTE

“ Solo pensando in Grande si potranno fare Grandi le nostre Città.”La visione

Nella mia memoria non sono presenti ricordi di momenti di crisi economiche gravi come quella che stiamo vivendo in questo periodo di pandemia. Dal secondo dopoguerra del secolo scorso Abano ha visto uno sviluppo progressivo sia per la disponibilità di posti letto che per arrivi e presenze.

Solo negli ultimi trent’anni si sono cominciati ad avvertire segnali di una tendenza che cominciava a mettere in discussione un modello di sviluppo che sembrava inesauribile. Le grandi trasformazioni politiche e la globalizzazione, la riduzione della spesa pubblica e le nuove destinazioni turistiche hanno aperto scenari inediti e fortemente concorrenziali all’interno del comparto turistico.

La Pandemia ha dato una brusca accelerazione a questa tendenza.

La peculiarità sanitaria delle nostre Terme ha perso quella preminenza che aveva avuto nel passato, dove quasi la totalità degli ospiti usufruiva, veniva per questo, della fangoterapia. Oggi non è più così!

Esempi di un nuovo modo di essere nelle Terme Euganee ce ne sono molti: chi ha decisamente migliorato l’offerta alberghiera, chi ha tentato nuovi percorsi medici, ma tutti hanno operato in perfetta solitudine pensando che risolvendo i problemi della propria struttura si risolvessero i problemi generali delle difficoltà di un intero comparto. Purtroppo non è così e le strutture che erano in difficoltà lo sono ancora di più.

Se non si apre un fronte unitario in cui, tutti, prendano consapevolezza delle sfide del futuro dando risposte condivise e complessive, non si riuscirà ad invertire quella tendenza che ha portato alla chiusura di decine e decine di Hotel.

Oggi percorrere le strade di Abano e Montegrotto non da la stessa impressione che sia aveva in un passato non tanto lontano. Cosa possono pensare i nostri ospiti quando si inbattono sempre più di frequente in strutture abbandonate a se stesse ed in stato di disfacimento?

Non basteranno le campagne promozionali, che sicuramente si dovranno ancora fare e potenziare, ma occorrerà ridare slancio alla valenza sanitaria delle Terme, attraverso una campagna di ricerche medico- scientifico che rilancino nei confronti del mondo medico la validità delle nostre cure.

Le istituzioni pubbliche, in primo luogo Regione e Comuni, assieme agli imprenditori termali ed alle altre attività economiche, si devono fare parte attiva in questi progetti di ricerca con impegno e mettendo a disposizione risorse ingenti.

In queste aree, oltre ad ingenti capitali investiti, ci sono migliaia di lavoratori e centinaia di attività commerciali ed artigianali da difendere e quindi gli investimenti pubblici non possono evitare di farsene carico.

E’ la stagione delle scelte!

È nei momenti di grande crisi economica che occorrono investimenti nuovi sia da parte pubblica che privata.

E’ il momento di New Deal delle Terme.

E’ il momento delle grandi trasformazioni, occorre dare nuova forma alle Città termali riprogettando gli spazi e i luoghi. Questo non vuol dire sprecare territorio e prevedere aree di espansione, ma avere un piano avanzato per il riuso delle aree già edificate o compromesse.

E’ il momento di puntare decisamente sullo sviluppo sostenibile e sulla green economy.

Se qualcuno pensa, e ce n’è più di uno, che occorra non far nulla, che occorra stare immobili e poi tutto tornerà come prima, si sbaglia di grosso: a stare fermi gli altri ti sorpassano!

Quest’anno e l’anno prossimo si rinnoveranno le amministrazioni di Montegrotto ed Abano. Anche questa deve essere l’occasione di una profonda riflessione e di Grandi Progetti che sappiano attirare capitali di investimento importanti.

Solo pensando in Grande si potranno fare Grandi le nostre Città.

TUTELA CONSERVATIVA O ESPANSIONE MODERNISTA?

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

TUTELA CONSERVATIVA O ESPANSIONE MODERNISTA?

“Abano Terme del domani non potrà prescindere dalla grande sfida della sostenibilità”PILLON 150

Abano Terme non ha mai conosciuto una crisi economica profonda come quella attuale da quando è nata la moderna città termale.

La pandemia ha accentuato e drammatizzato alcuni processi che già erano presenti sul nostro territorio e di cui i segni più evidenti sono la chiusura di molti stabilimenti termali, del Kursaal e del Centro Congressi Pietro d’Abano.

Oggi tutti sono impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid ma il prossimo futuro ci imporrà una celere scelta sul come affrontare con efficacia i temi della ripresa e del rilancio delle Terme.a

Se qualcuno si illude, appena passata la pandemia, che tutto riparta “motu proprio” e non ci sia bisogno di una riflessione complessiva, di un cambio di marcia e di un uovo modello di sviluppo, si sbaglia di grosso.

Non ci salverà la buona volontà di quegli imprenditori che hanno investito nelle proprie strutture, non ci salverà la volontà dei lavoratori, non ci salveranno le operazioni di “maquillage”della Città, e non ci salverà chi pensa che per ritornare ai fasti del passato occorra applicare teorie di decrescita felice (crescita zero/decementificazione) o di sviluppo edificatorio indiscriminato.

Come ha ben sintetizzato il Prof. Pier Carlo Palermo, già Preside della Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano: “Una delle sfide più attuali per l’innovazione della pubblica amministrazione passa attraverso la diffusione e gli usi effettivi di una ‘cultura della valutazione’ ancora ampiamente inedita in Italia: come capacità di lavorare per obbiettivi e per progetto, di comparare razionalmente strategie e modalità di azione, di rendere conto dei risultati in modi trasparenti e riflessivi” (I limiti del possibile-Donzelli  Editore).

Occorre aprire una riflessione collettiva, respingendo i personalismi, le divisioni politiche e le spinte corporative e definire un progetto condiviso sull’Abano Terme del domani che non potrà prescindere dalla grande sfida della sostenibilità.

Questo sarà possibile ad Abano?

Purtroppo lo scenario non è dei migliori: categorie economiche e forze politiche sono profondamente divise tra di loro e non si intravvedono possibili punti d’incontro, ma se nessuno proverà, molto probabilmente, nulla cambierà.

L’impresa è titanica ma la consapevolezza che il futuro di Abano Terme dipende solo da come sapremo cogliere le sfide del futuro e dei forti cambiamenti legati alle grandi trasformazioni dovute alle applicazioni sempre più elaborate dell’intelligenza artificiale.

Abano Terme è in una fase di transizione tra il vecchio modello germanocentrico e un nuovo modello globalizzato e il nostro futuro dipenderà molto da come ci porremo in questo mercato globale e da come sapremo coniugare la nostra offerta alle nuove tendenze mondiali sul tema della sanità e della medicina personalizzata e delle nuove frontiere del turismo.

La sostenibilità sarà la giusta alternativa tra la vecchia dicotomia di contrapposizione tra una tutela conservativa e l’espansione modernista, ma per costruire un sistema sostenibile occorre mettere mano a tutte le vecchie convinzioni e costruire un progetto per una città molto diversa da quella attuale con una forte strumentazione che lo renda possibile.

L’EREDITÀ DI ALDO

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

L’EREDITÀ DI ALDO

“Il coraggio di non avere paura del futuro”

Il vuoto lasciato da Aldo Borile sarà difficilmente colmato! Un uomo come lui non si trova e non si sostituisce facilmente. BORILE

Poche volte nella vita ho incontrato persone così intelligenti e dotate di una capacità intuitiva che sapeva fare sintesi di situazioni anche molto complesse.

I suoi meriti sono sotto gli occhi di tutti: le sue realizzazioni parlano da sole.

Ma il suo merito principale è stato quello di scommettere tutto su Abano Terme e di essere stato da stimolo per il rinnovamento delle strutture e delle attività termali. Se oggi Abano Terme è ancora competitiva a livello mondiale e non ha fatto la fine ingloriosa di altre famosissime stazioni termali italiane ed europee è merito di alcuni imprenditori, di cui sicuramente Aldo Borile è stato l’elemento di punta, che hanno creduto nelle potenzialità delle Terme Euganee ed hanno investito ingenti capitali per dare ai nostri ospiti strutture all’avanguardia nello scenario turistico mondiale.

Quando molti pensavano che gli alberghi fossero troppi e che bisognava “sfoltirne” il  numero, lui in controcorrente lanciava la sfida di fare di un albergo vecchio ed obsoleto, l’hotel Sanat, il miglior albergo di Abano Terme: il Grand Hotel Abano.

E’ proprio vero che i sogni si realizzano se si ha il coraggio di crederci e Aldo era uno che credeva fortemente in quello che faceva, era un uomo pratico che non aveva paura di sporcarsi le mani nei cantieri.

Con qualsiasi tempo, era in prima fila a seguire i lavori perche “solo lui sapeva come dovevano essere fatti”.

Era un uomo curioso. Ho avuto modo personalmente di vedere come, in alcuni viaggi fatti assieme, mettesse una grande attenzione a quanto di nuovo e ben fatto dovesse incontrare nel suo cammino. Una volta in un grandissimo hotel europeo, durante una delle tante fiere del turismo a cui abbiamo partecipato assieme, lui come albergatore ed io come Sindaco o Assessore, incuriosito da alcune soluzioni che avevano attirato la sua attenzione non esitò a smontare letteralmente un bagno, lui lo sapeva fare, per vedere come erano state risolte alcune questioni.

Ci sono dei giovani imprenditori, primi fra tutti i suoi amatissimi figli, che hanno imparato e oggi propongono offerte di assoluto livello mondiale con le loro strutture che ci fanno sperare per il futuro di Abano Terme.

Oggi questa pandemia ci fa vedere tutto nero, ma se si affronterà il futuro con coraggio e lungimiranza, non adagiandosi sugli allori e sapendo cogliere ed anticipare le sfide che ci stanno davanti, i risultati non mancheranno.

Questa è l’eredità che ci ha lasciato Aldo: il coraggio di non avere paura del futuro.

LA VISIONE DIETRO L’ANGOLO: ABANO SMART CITY?

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

ABANO SMART CITY?

“Il futuro si gioca su tecnologia ed innovazione”pillon

Se partiamo dalla considerazione che l’Italia si colloca al 25° posto in Europa per l’indice di digitalizzazione DESI (Digital Economy and Society Index) e che naviga quattro volte più lenta della Corea del Sud,  ci rendiamo immediatamente conto del ritardo competitivo che abbiamo nei confronti degli altri competitors europei e mondiali nel campo della comunicazione.

Da sempre i temi della comunicazione hanno garantito gli scambi  economici e sociali tra gli individui e nell’epoca di internet si sono modificati i modi di comunicare e anche il modo in cui le attività lavorative ed economiche in genere si sviluppano.

Specie durante il lockdown la maggioranza degli italiani hanno provato i disservizi di una connessione lenta, scadente e costosa e siamo molto lontani da paesi come la Finlandia che dal 2010 ha una rete gratuita per tutti i cittadini. Nell’ambito turistico si sono visti cambiamenti radicali del modo di scegliere le mete turistiche e del modo di prenotare e di viaggiare che si svolge quasi completamente con tecniche online. L’utente/navigatore non cerca soltanto informazioni sulle destinazioni turistiche di suo interesse, ma effettua rapide ricerche con l’obiettivo di mettere a confronto le diverse proposte prestando attenzione alla qualità dei prodotti e al rapporto con il prezzo, individua fra le soluzioni ricettive prese in esame quella che soddisfa maggiormente le sue esigenze ed aspettative, infine procede all’acquisto.

In questo campo sempre più e in modo progressivo il futuro passerà dalla fibra ottica che oggi in Italia ha una copertura poco superiore al 20%. Secondo la commissione Ue e la Banca mondiale, ad un aumento del 10%  di penetrazione della banda larga corrisponde un 1,5% del PIL. Per nostra fortuna La nostra provincia si colloca per diffusione della fibra  tra le prime 10 in Italia.

Abano Terme ha una copertura FTTC (Fiber To The Cabinet cioè fibra fino al cabinato e poi cavo in rame) al 98% e FTTH (Fiber To The Home cioè fibra fino a casa) al 55%, naturalmente la prima è meno performante della seconda. Un dato confortante ma non sufficiente per sviluppare a pieno le potenzialità della rete.

Ma il dato più preoccupante riguarda lo sviluppo che le potenzialità della rete hanno avuto nel Bacino Termale Euganee che, a parte qualche lodevole iniziativa privata, sono praticamente poco più che allo zero.

Salvador Anton Clavé, direttore del Dipartimento Turismo e Innovazione di Eurecat, nel corso del Forum Turistic di Barcellona ha affermato che “il cambiamento va al di là del miglioramento delle procedure o della semplice esperienza turistica: implica una vera e propria trasformazione dell’intero settore turistico.” Il Vice President e Chief Marketing Officer di Booking.com, Arjan Dijk, ha affermato che “nel prossimo decennio, vedremo come l’industria del turismo sarà capace di rispondere ai bisogni di una tipologia di viaggiatori più attenti alla sostenibilità, e con una maggiore conoscenza tecnologica. Per farlo, dovrà sviluppare prodotti, funzioni e servizi che facilitino a tutti la scoperta del mondo.”

Se si digita Abano Terme nei vari motori di ricerca i primi risultati sono di centri di prenotazione alberghiera stranieri (Booking, Trivago, Expedia) e gli altri risultati locali sono disuniti e scoordinati.

Le nuove soluzioni tecnologiche a disposizione del turismo sono tantissime e tantissimi esempi di applicazione sono presenti nel mondo.

La tecnologia mobile, il cellulare è senza dubbio il protagonista di questo nuovo modo di viaggiare, Secondo TripAdvisor, infatti, il 45% degli utenti usa il proprio smartphone per tutto ciò che riguarda le vacanze.

L’utilizzo delle tecniche di realtà virtuale (VR) od aumentata (AR). Oggi è possibile “teletrasportarsi” negli angoli più remoti del pianeta senza scendere dal divano.

L’Internet of Things (IoT) promette di apportare migliorie davvero significativi all’industria del turismo. Per esempio? Sensori integrati connessi a Internet all’interno di automobili, valigie, edifici e tanto altro. Alcune proprietà della Virgin Hotel offrono ai propri clienti un’app che consente loro di interagire con il termostato della stanza o di controllare la televisione.

Ci sono anche dispositivi integrati che consentono agli utenti di utilizzare i loro telefoni cellulari per seguire la loro valigia evitando che venga smarrita o rubata.

Si potrebbe continuare lungamente con questi esempi ma ancora una volta il tema centrale è politico. Emerge ancora l’incapacità del territorio di far squadra di ragionare tutti assieme, si preferiscono le iniziative singole con la logica “furbesca” dell’arrivo prima io, non comprendendo che la vera concorrenza non viene dai colleghi di casa ma dal mondo intero.

Occorre lavorare su questi temi ed elaborare un progetto di Smart City che sappia essere all’altezza delle sfide di domani.

IL POTERE BENEFICO DELL’ULIVO DI ABANO TERME

 

IL POTERE BENEFICO DELL’ULIVO DI ABANO TERMEolivo 148 web

 

 Gli ospiti delle terme si rigenerano, trovano equilibrio e pace nell’abbraccio dell’ulivo in isola pedonale.

 

Un’ospite delle terme, che vuole rimanere nell’anonimato, ci racconta la straordinaria esperienza nel rigenerante abbraccio dell’ulivo delle terme d’Abano in isola pedonale, descrivendo brevemente le sensazioni di equilibrio e pace che ha provato. Un’esperienza che commuove e mette allegria.

“Abbracciare l’ulivo è come abbracciare un amico”, non solo piante ma amici: “pensavo a quanti anni aveva, se soffriva o se era felice, se era giovane o vecchio”.

Un transfer emozionale vivo, reale e tangibile: “prima mi sono sentita un’estranea, poi un’oliva …”

“Abbracciare l’ulivo per sentirsi meglio, ritrovare il benessere: abbracciamo l’ulivo in modo naturale per avvicinarci al suo tronco, entrare nel tronco, sederci al suo fianco, appoggiando la schiena proprio sul tronco e posizionando la mano destra nella zona del plesso solare, mentre la mano sinistra andrà dietro la schiena, a contatto tra il nostro corpo e l’albero, in corrispondenza della zona dei reni.”

 

Due ragazzi testimoniano la loro esperienza:

“mi sono sentita rilassata, in armonia con il creato, con la natura, a mio agio, tranquilla, serena, in pace; rilassato perché ho strisciato delicatamente la mia mano sul tronco dell’albero; mi sono sentito emozionato quanto ho toccato l’ulivo… bello toccare l’ulivo; il cuore mi batteva forte per l’emozione e mi ricorderò sempre questo giorno; ho sentito salire un brivido dietro la schiena per quanto era vecchio, ho pensato quanti anni avrà questo ulivo…;

e ancora. … mi sono sentito rilassata, senza nessun pensiero cattivo, positiva, era bellissimo, … sentivo come se l’ulivo fosse un mio amico mentre lo toccavo ed era come se toccavo una persona … come se l’albero fosse vivo e ho provato la sensazione di avere un nuovo amico; … quando ho toccato il tronco, ho provato amore, amicizia, perché gli alberi sono amici e li ringrazio; … emozionata: ho avuto l’impressione di abbracciare mio nonno.

Molti significati e simboli sono stati attribuiti all’olivo nel corso dei secoli.

L’olivo è presente nella simbologia e nei miti fin dalla preistoria, oltre a essere oggi emblema di pace, forza, fede, trionfo, vittoria, onore.

Omero nei suoi poemi citò l’olivo: lo assurse a simbolo di pace e di vita. Era d’olivo il gigantesco tronco per mezzo del quale Polifemo venne accecato da Ulisse e dai suoi compagni. Il re di Itaca costruì per sè e per Penelope il letto nuziale, scavandolo nel tronco stesso di una possente pianta d’olivo, simbolo di un’unione salda e duratura.

A conferma della millenaria storia dell’ulivo ricordiamo come la tradizione ponga di fronte all’antica Gerusalemme il “Monte degli Ulivi”.

Nell’antica Grecia era considerato una pianta sacra al punto che chiunque fosse sorpreso a danneggiarlo veniva punito con l’esilio. Alle stesse Olimpiadi ai vincitori venivano offerti una corona di ulivo ed un’ampolla d’olio. Ad Atene esisteva un ulivo ritenuto, il primo ulivo del mondo, nato dalla lancia della stessa Atena e per questo considerato sacro e protetto da guardie.

Gli antichi Romani, invece, intrecciavano ramoscelli di ulivo per farne corone con le quali premiare i cittadini più valorosi, oltre al fatto che, secondo tradizione, i gemelli divini Romolo e Remo nacquero sotto un albero d’olivo.

Nella religione cristiana la pianta d’olivo ricopre molte simbologie. Dal ritorno della colomba liberata da Noè all’arca con un ramoscello d’ulivo nel becco, l’olivo assunse un duplice significato: diventò il simbolo della rigenerazione, perché, dopo la distruzione operata dal diluvio, la terra tornava a fiorire; diventò anche simbolo di pace perché attestava la fine del castigo e la riconciliazione di Dio con gli uomini.

 

 

LA SITUAZIONE DEGLI ALBERGHI TERMALI E COME RIPARTIRE intervista a Umberto Carraro

L’Intervista
di Aldo Francisci

LA SITUAZIONE DEGLI ALBERGHI TERMALI E COME RIPARTIREcarraro

Intervista a Umberto Carraro presidente del Consorzio Terme Colli Marketing

Quattro mesi di chiusura per coronavirus qual’è la situazione degli stabilimenti termali del bacino euganeo?

Da fine febbraio si è abbattuta sulla nostra destinazione la più grande crisi che il mercato turistico ricordi. Le dimensioni e la portata di questo fenomeno sono purtroppo uniche in tutta Italia. I motivi sono principalmente due. Innanzitutto da noi il problema è esploso 14 giorni prima rispetto alle altre zone, dato che l’istituzione della zona rossa a Vo’ ha impattato pesantemente sui flussi turistici già dalla fine di febbraio. In secondo luogo, i mesi di marzo, aprile e maggio sono per le terme periodo di altissima stagione.

Le aziende turistiche del nostro bacino producono direttamente circa 380 milioni di euro di fatturato, offrendo impiego ad almeno 5.000 lavoratori, e condizionano indirettamente gran parte del flusso economico di tutto il territorio. Stimiamo che questa emergenza sanitaria possa portare a un dimezzamento delle presenze turistiche su base annua, causando perdite per circa 190-200 milioni di euro: un sostanziale dimezzamento del fatturato.

Le conseguenze rischiano di essere irrecuperabili.

Entro il mese di luglio riapriranno, a ranghi ridotti, circa il 25-30% delle aziende, mentre le restanti attenderanno il più promettente periodo di agosto, confidando nella riapertura delle frontiere internazionali e nella ritrovata fiducia dei nostri connazionali.

La preoccupazione in noi imprenditori è straziante, sentiamo sulle spalle il peso della responsabilità delle famiglie dei nostri collaboratori e dei nostri fornitori, e vediamo anni di sacrifici personali a rischio.

Dopo un mese dalla “ripartenza” considera efficaci le linee guide e i provvedimenti adottati a sostegno dell’economia del bacino euganeo da parte del Governo italiano e delle istituzioni locali Regione e Comuni? 

Un mese dopo la lenta ripartenza fatico davvero a ritenere adeguate le risposte e i piani attuati. L’unico aiuto concreto ed efficace è stata la cassa integrazione al reddito dei nostri collaboratori. Non riesco tuttavia ancora ad intravedere alcuna misura concreta ed efficace per un rilancio. Ora, più che mai, sarebbe il momento di ripensare e investire sulla proposta turistica del nostro territorio inteso come area ampia e aggregata dove i confini comunali non risultino essere né un limite per il turista né un fattore di confusione. Il turismo è estremamente mutato negli ultimi anni e dopo questa epidemia cambierà ancor più rapidamente.

La nostra destinazione ha molti punti di forza spendibili nell’immediato futuro e in tema con le esigenze che il nuovo turista cercherà con forza. Il tempo odierno ci consente di esprimerci come “Prima Area di Salute preventiva d’Europa”. Da sempre Abano e le Terme Euganee sono la dimora elettiva per le vacanze in tema di salute, e oggi questo rappresenta il punto di partenza per aumentare il valore della nostra offerta, integrando il consolidato prodotto termale con le bellezze paesaggistiche e culturali che il territorio euganeo può proporre: percorsi ciclabili, pedonali, culturali e sportivi.

Quest’epoca è strategica e segnerà nella gloria o nella sconfitta il destino della nostra città per i prossimi vent’anni, è il momento di scelte coraggiose, di progetti di rilancio e riqualificazione; speriamo di dimostrarci tutti all’altezza e di avere coraggio.

LA VISIONE DIETRO L’ANGOLO: Abano quale futuro

La visione dietro l’angolo
di Cesare Pillon

ABANO: QUALE FUTURO

“Kursaal, Orologio, Centrale, Centro Congressi una lista che rischia di allungarsi sempre di più”pillon

La visione dietro l’angolo” indica che il futuro è vicino, dietro l’angolo abbiamo che se si vogliono affrontare adeguatamente i problemi, oltre ad affrontare le questioni contingenti occorre avere chiara, per non presentarsi impreparati, la visione del futuro e le sfide che ci troveremo ad affrontare.

Le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale, il mondo globalizzato, le nuove immigrazioni disegneranno, nel prossimo futuro, scenari completamente nuovi e diversi con una velocità di evoluzione e cambiamento vertiginosa.

Le categorie di pensiero del passato non saranno più in grado di dare risposte adeguate a queste problematiche, non basterà la resilienza (capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento) a salvaguardare la nostra capacità di produrre reddito e benessere. Occorreranno idee nuove e condivise ed una capacità d’azione unitaria e compatta.

Ma proprio qui sta il problema!

Dopo quanto visto durante la pandemia da Covid 19 e cioè l’incapacità del nostro sistema economico produttivo di rispondere efficacemente ai temi della sicurezza nei posti di lavoro e delle strutture sanitarie indifese nel contenere gli assalti dei numeri crescenti dei contagiati e degli infettati, ci si attendeva una risposta compatta e unitaria del Paese, ma invece assistiamo ogni giorno a dispute infinite, divisioni continue, dentro e fuori i vari schieramenti politici, in una polemica ed in una diatriba che non ha mai fine e che, solo apparentemente, dichiara la volontà di affrontare i problemi veri della popolazione.

Anche Abano, da questo punto di vista, non ha saputo distinguersi dalla tendenza generale di lasciarsi andare a polemiche e diatribe infinite. Tutti contro tutti, con ognuno la propria soluzione da proporre. Un lamento generale in cui sembra che tutto debba essere risolto dagli altri, dal pubblico, dal Governo, dalla Regione, dal Comune, non rendendosi conto che è dopo i disastri che occorre rimboccarsi le maniche e mettersi al lavoro, tutti svolgendo il proprio ruolo.

E’ nell’unità di intenti che si potrebbe trovare la forza e le risorse per risollevarsi dalla situazione in cui ci ha spinto questa pandemia. L’alternativa è che ognuno persegua la propria visione e che si disperdano risorse ed energie.

E’ una vecchia questione mai risolta, ma qui sta il vero cambiamento di cui abbiamo bisogno per risollevarsi e proporre uno sviluppo nuovo e duraturo per le Terme Euganee. La pandemia ha solo accelerato una situazione di crisi che già si stava vivendo nel recente passato e dai cui si può uscire solo con un profonda riflessione che individui un nuovo paradigma per rilanciare il ruolo sanitario e turistico della cura termale. Se qualcuno si illude che, con un po’ di tempo, tutto tornerà come prima si sbaglia di grosso perché tornare come prima vorrà dire assistere a nuove chiusure di stabilimenti alberghieri e di altre attività collegate in una realtà in cui già oggi assistiamo a situazioni intollerabili di alberghi e attività commerciali dismesse o in via di dismissione.

Kursaal, Orologio, Centrale, Centro Congressi sono solo alcuni dei temi di una lista che rischia di allungarsi sempre di più.

Se qualcuno pensa di poter avere un vantaggio politico da una situazione di divisione, pensa ad un vantaggio solo personale ed effimero, allora i problemi della Città non avranno soluzione.

La vera sfida politica è quella dell’unità e dei nuovi progetti, e chi non si muoverà in questa direzione si assumerà la responsabilità del disastro futuro di Abano Terme.