Albergatori: “Le Thermae Abano Montegrotto hanno bisogno del pronto soccorso in loco”

Terme Abano montegrotto(Riceviamo e pubblichiamo)

FEDERALBERGHI TERME ABANO MONTEGROTTO CHIEDE AUDIZIONE ALLA 5^ COMMISSIONE REGIONALE SANITÀ

Albergatori: “Le Thermae Abano Montegrotto hanno bisogno del pronto soccorso in loco” 

Boaretto: “Questo possibile declassamento sta già danneggiando la nostra destinazione turistica”  

 

Gli Albergatori Termali prendono ancora una volta posizione in merito all’ipotesi di decurtazione di alcuni servizi sanitari da parte della Sanità Regionale, alla Casa di Cura di Abano.

“Non è possibile – esordisce il Presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto, Emanuele Boaretto – che una destinazione turistica come la nostra, che oltre ad avere un Bacino di circa 35 mila residenti e di migliaia di lavoratori che vi vivono nella quotidianità, conta 20 mila posti letto alberghieri per un potenziale complessivo di oltre 50 mila fruitori, rischi di non avere più una gestione tempestiva e puntuale delle emergenze sanitarie.

È una condizione impensabile che i circa 800 mila turisti, per 3 milioni complessivi di pernotti, debbano fare riferimento, per i servizi di urgenza e di base, a strutture ospedaliere raggiungibili nei momenti di punta in quasi un’ora di percorrenza come gli ospedali di Padova e Schiavonia, tanto più che l’età media degli ospiti appartiene ad una fascia che risulta averne maggiormente bisogno.

‘Il declassamento – prosegue Boaretto – da presidio ospedaliero a struttura privata accreditata integrativa della rete ospedaliera regionale, rischia di creare delle situazioni di imbarazzo visto che fino ad oggi non sono mai stati messi in discussione i tempi di accesso ad una struttura ospedaliera idonea per il trattamento delle emergenze e questo rischia di creare un danno, anche di immagine, evidente per la nostra destinazione turistica che di fatto vende anche sanità, posizionandosi come la prima area per la salute preventiva in Europa”.

Gli albergatori del territorio, infatti, sono molto preoccupati ed iniziano ad avere le prime richieste di chiarimenti da parte dei tour operator.

Abbiamo già riscontrato delle richieste di informazioni da parte di alcuni grossi operatori turistici – dichiara Aldo Buja, proprietario dell’Hotel Ariston Molino di Abano Terme – preoccupati del fatto che i loro clienti possano non trovare più un pronto soccorso nel territorio euganeo.Stiamo raccogliendo tutta la documentazione necessaria per far capire alla Regione che non è possibile togliere di punto in bianco i servizi di emergenza ad un territorio come questo ed indebolire una struttura medica che aumenta anche il valore turistico di Abano e Montegrotto. Prima di operare un certo tipo di scelta, va fatto un ragionamento su quale possa essere la soluzione migliore per gli utenti, in termini di servizi e costi”.

La libera circolazione del paziente europeo e quindi la garanzia dei servizi sanitari nel luogo di vacanza – afferma Umberto Carraro, titolare dell’Hotel Panoramic Plaza e medico – deve essere un ulteriore elemento di riflessione rispetto a tale situazione, in quanto moltissimi dei nostri ospiti sono stranieri ed hanno il diritto di trovare un servizio di medicina di urgenza adeguato. Pur non entrando nelle vicende private della gestione della Casa di Cura, il pronto soccorso deve assolutamente essere garantito, assieme ad un servizio di 118 tempestivo e efficiente. Siamo da sempre a stretto contatto con la Regione per i servizi elargiti dai nostri stabilimenti, in termini di autorizzazione ed accreditamento, o per quanto concerne la guardia medica privata, motivo per cui chiediamo con ancor maggiore forza che non vengano a mancare proprio i servizi di base.

Anche in qualità – afferma Carraro – di Presidente di Terme Colli Marketing esprimo il mio disagio nel sentire che una destinazione come la nostra, che vive anche di profili sanitari, debba venire indebolita nei servizi alla persona, in assenza di programmazione e pianificazione rispetto alla reale situazione in termini di bisogni specifici”.

“Ci auguriamo – conclude Boaretto – che gli interlocutori regionali assecondino le nostre esigenze, in un disegno virtuoso di collaborazione pubblico privato che consenta alla nostra destinazione turistica e termale di mantenere le proprie eccellenze in materia sanitaria, rappresentate anche dalla Casa di Cura di Abano Terme.

In tal senso, è già stata inviata una richiesta di audizione in 5a Commissione Regionale Sanità per essere ascoltati e portare le ragioni degli imprenditori alberghieri e del tessuto turistico termale, affinché si faccia garante del sostegno sanitario necessario ai cittadini, siano essi residenti o meno, e che non siano gli stessi a pagare le conseguenze di uno scontro nel quale non devono essere coinvolti in questi termini, nell’attesa che si predisponga un piano b che li lasci senza servizi fondamentali”.

Iris Rocca
Ufficio Stampa

Federalberghi Terme Abano Montegrotto
Tel. 049 8669877 - Via Jappelli 5 – 35031 Abano Terme, press@abanomontegrotto.it

PROVERBI VENETI

PROVERBI VENETI
A cura di Aldo Francisci

 

proverbi venetiA magnare on spigo de ajo, se spuza come a magnarghene na resta.

A San Simon se cava la rava e ‘l ravanon.

Aprile sparesin, Majo saresin.

Chi che ga le zuche no ga i porzei.

Chi magna salata fà la vita beata.

Chi vole on bel ajàro lo pianta de Jenaro.

Co’ riva el trenta de Agosto tute le zuche le va ‘rosto.

Co’ riva le Madone tute le zuche le xe bone.

Da la Befana la rapa xe vana.

De San Luca pianta la rapa e cava la zuca.

Dio te varda dal vermo del fenocio e da chi che ga on solo ocio.

l primo de Aprile, miti le zuche che le vien come on barile.El simile col simile, ma le verze co l’ojo.

Fin a Nadale magnemo verze e rave.

Ghe xe chi che magna le fave e chi che magna le sgusse.

I fasoi veci nasse in panza.

I fasoi xe la carne di’ poariti.

I mèdeghi e le patate ga i fruti soto tera.

Patate in tecia

PATATE IN TECIA

cucina padovanaIngredienti:

• patate e cipolla • sale e pepe • rosmarino • pancetta

Si lessano prima e patate e poi si tagliano a tocchetti e si fanno soffriggere in un soffritto di cipolla e pancetta • si mescola con un cucchiaio di legno e si aggiunge un trito di rosmarino con sale e pepe in dose giusta • rimescolare spesso acciò che tutte le patate prendano el crostolin • servire caldo

LE AFTE ORALI

L’afta è una piccola ulcera dolorosa che si forma all’interno della bocca. Note anche come ulcere aftose, queste ulcere superficiali possono formarsi sopra o sotto la lingua, sulla superficie interna della guancia o del labbro, alla base delle gengive o sul palato molle. Le afte possono comparire singolarmente o in gruppi e sono ricorrenti. Sebbene possano essere dolorose, di solito tendono a guarire spontaneamente entro una o due settimane. Anche se spesso vengono confuse, le afte non sono una forma di herpes, che è invece causato da un virus erpetico. A differenza dell’herpes, le afte non compaiono sulle labbra e non sono contagiose.

A cosa sono dovute le afte?

Sebbene non sia nota la causa esatta di questo tipo di ulcera orale, le probabili cause delle afte sulla gengiva, sulla lingua o sul palato molle sono riconducibili a fattori ereditari, stress o lesioni tessutali. Anche i cibi acidi o gli agrumi possonoprovocare la comparsa di un’afta, così come denti affilati, apparecchio ortodontico o protesi della taglia sbagliata. Anche il fumo di sigarette e le allergie possono aumentare la probabilità di sviluppare un’afta. In alcuni casi le afte potrebbero essere sintomo di una malattia sottostante, compresi problemi nutrizionali e a carico del sistema immunitario, nonché patologie del tratto gastrointestinale.

 

La Rubrica del Dentista

A cura della Dottoressa Alice Marcato
alice.marcato@alice.it

 

marcatoLE AFTE ORALI

Sebbene le afte possano essere inizialmente dolorose, entro i primi giorni il dolore dovrebbe ridursi e l’ulcera orale dovrebbe guarire completamente senza trattamento nell’arco di una o due settimane.

Se l’afta persiste, è insolitamente grande o particolarmente dolorosa o se inizia a diffondersi, il dentista potrebbe prescriverti una pomata a base di corticosteroidi o un collutorio antimicrobico. Può essere consigliato anche l’uso di soluzioni da banco per alleviare il dolore e l’irritazione.

Ti suggeriamo anche di sciacquare la bocca con una soluzione di acqua calda e di evitare cibi acidi, agrumi o alimenti piccanti che potrebbero irritare l’ulcera.

Come prevenire le afte

Anche se incurabili, è possibile prevenire le afte e ridurne la frequenza attenendosi alle seguenti indicazioni:

• Evitare le gomme da masticare che possono provocare irritazione.

• Evitare agrumi, verdure acide e cibi piccanti che possono irritare la parte interna della bocca.

• Utilizzare uno spazzolino a setole morbide per spazzolare i denti.

• Spazzolare i denti dopo i pasti e utilizzare il filo interdentale quotidianamente.

LA PACE FISCALE

Il Commercialista baraldoA cura del Dr. Stefano Baraldo info@studiobaraldo.it
Tel: 049 8774780 – 8774772 Fax: +39 49 8219962

 

LA PACE FISCALE

Il D.L. n. 119/2018, e la Legge di Bilancio 2019, prevede una serie di misure per estinguere i debiti tributari senza l’applicazione di sanzioni ed interessi.

Le nuove disposizioni riguardano: 1. definizione agevolata dei ruoli;  2. definizione agevolata di PVC, accertamenti e controversie; 3. saldo e stralcio per contribuenti  in difficoltà economica; 4. stralcio dei debiti fino ad € 1.000; 5. sanatoria delle irregolarità formali.

1 La definizione agevolata dei ruoli (definizione agevolata TER)

Attraverso tale istituto vengono estinti i debiti tributari relativi ai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2017 senza corrispondere sanzioni ed interessi.

A tal fine il contribuente dovrà essere presentata un’apposita dichiarazione all’Agente della riscossione entro il 30 aprile 2019.

L’Agente della riscossione comunica al soggetto interessato, entro il 30 giugno 2019:

- l’accoglimento della domanda (o l’eventuale diniego);

- l’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione;

- l’ammontare delle relative rate e il giorno ed il mese di scadenza di ciascuna di esse.

Il pagamento può essere effettuato o in unica soluzione, entro il 31 luglio 2019 oppure nel numero massimo di 18 rate.

2 La definizione agevolata di PVC (A), accertamenti (B) e controversie (C)

Il contribuente può beneficiare della definizione agevolata di: – processi verbali di constatazione (PVC);- atti del procedimento di accertamento (avvisi di accertamento, inviti al contraddittorio, accertamenti con adesione, ecc.);- controversie tributarie (pendenti in CTP, CTR, Cassazione).

A. La definizione dei processi verbali di constatazione

La definizione agevolata è applicabile alle violazioni constatate nel verbale in materia di (imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali e ritenute, imposte sostitutive, IRAP, IVIE, IVAFE, IVA).

Ai fini della definizione del PVC, è necessario presentare la dichiarazione integrativa, al fine di regolarizzare le violazioni constatate; tale dichiarazione dovrà essere presentata entro il 31 maggio 2019.

La definizione si perfeziona con la presentazione della dichiarazione e con il versamento sempre entro il 31 maggio 2019 delle relative imposte, senza sanzioni e interessi. l versamento può anche essere effettuato ratealmente, con un massimo di 20 rate trimestrali di pari importo.

B. La definizione degli atti del procedimento di accertamento

L’articolo 2, D.L. n. 119/2018 consente la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento notificati entro il 24 ottobre 2018, non impugnati e ancora impugnabili alla stessa data, attraverso il versamento delle somme complessivamente dovute per le sole imposte, senza sanzioni, interessi o eventuali accessori.

Si segnala, tuttavia che nella maggior parte dei casi i termini per aderire alla definizione agevolata in commento sono oramai scaduti.

C. La definizione delle controversie tributarie

Per effetto dell’articolo 6, D.L. n. 119/2018, le controversie attribuite alla giurisdizione tributaria:

- in cui è parte l’Agenzia delle Entrate;

- aventi ad oggetto atti impositivi;

- pendenti in ogni stato e grado;

- il cui ricorso in primo grado è stato notificato alla controparte entro il 24 ottobre 2018;

- non concluse con pronuncia definitiva al momento di presentazione della domanda di definizione;

possono essere definite con il pagamento di un importo pari, in linea generale, al valore della controversia.

La definizione si perfeziona al ricorrere delle seguenti condizioni:

- presentazione, per ciascuna controversia autonoma, di una distinta domanda di definizione entro il 31 maggio 2019, esente dall’imposta di bollo;

- versamento degli importi dovuti, o della prima rata.

3 Saldo e stralcio per contribuenti in difficoltà economica

E’ applicabile ai contribuenti persone fisiche che si trovano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica. Attraverso tale istituto è possibile estinguere i debiti risultanti dai singoli carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017, derivanti dall’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di accertamento ai fini IRPEF e IVA.

La grave e comprovata situazione di difficoltà economica  e tale condizione sussiste:

- qualora l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare del debitore non è superiore ad € 20.000,00;

indipendentemente dall’ISEE, se nei confronti del contribuente è stata aperta la procedura di liquidazione per sovraindebitamento ex articolo 14-ter, Legge n. 3/2012. Ai fini della definizione, il contribuente deve presentare all’Agente della riscossione il modello SA-ST, disponibile sul sito web dell’Agente stesso; in tale dichiarazione, che dovrà essere presentata entro il 30 aprile 2019. Il versamento può essere effettuato in unica soluzione, entro il 30 novembre 2019 oppure in 5 rate.

Irregolarità formali

L’articolo 9, D.L. n. 119/2018, inserito in fase di conversione, consente la regolarizzazione di: – irregolarità;

- infrazioni; – inosservanze di obblighi o adempimenti; di natura formale, che non rilevano: – sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, IVA e IRAP; – sul pagamento dei tributi. La regolarizzazione si perfeziona con il versamento di una somma pari ad € 200 per ciascun periodo d’imposta cui si riferiscono le violazioni, e con la rimozione delle irregolarità od omissioni.

 

Lo Studio resta a disposizione per ogni eventuale chiarimento

 

La rubrica dell’avvocato

La rubrica dell’avvocatocalvelloa cura dell’ Avv. Claudio Calvello
(Patrocinante in Cassazione – DPO e membro di Federprivacy)

IMMAGINI DEI FIGLI MINORI SUI SOCIALS: attenti!

Ormai è la normalità scorrere le pagine dei socials (da FB ad Instagram etc…) e vedere fiumi di immagini di minori ripresi a fianco dei propri genitori e non solo. Tutto bene (o quasi) fintanto che c’è l’accordo di entrambi. Le cose però si complicano quando l’armonia tra i genitori svanisce. Infatti, è ormai pacifico che non si possono pubblicare sui social network foto dei propri figli senza il consenso dell’altro genitore. Ciò detto, mi piace soffermarmi su un passaggio del decalogo del Tribunale di Mantova (sezione famiglia) che al punto 4 prevede espressamente: “vietarsi a ciascun genitore di pubblicare le foto dei figli sul profilo facebook nonché su ogni altro social network, provvedendosi alla immediata rimozione di quelle esistenti”. Ecco, ritengo che nei nostri verbali di separazione, divorzio o di famiglia in generale, dovremmo, a mio avviso, inserire automaticamente questo punto onde prevenire futuri e, quasi inevitabili, contrasti tra i genitori.

FOTO HOT ALLA VICINA DI CASA: è reato?

La Cassazione penale con sentenza n. 372 del 08/01/2019 ha stabilito che è escluso il reato di interferenza illecita nella vita privata se vengono scattate foto hot alla vicina ma la finestra è priva di tende. Il caso vedeva un uomo procurarsi, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva, immagini e video di una donna mentre questa si trovava all’interno dell’abitazione, nuda ed intenta a uscire dalla doccia. Tuttavia, non solo le abitazioni dell’imputato e della persona offesa erano adiacenti ma, e questa è la questione principale, la donna si mostrava nuda ben sapendo che la propria abitazione era priva di tende. Questo il ragionamento quindi dei Supremi Giudici: essendo pacifico che le abitazioni dell’imputato e della persona offesa erano frontistanti, che quella della donna non aveva tende alle finestre e che l’imputato non utilizzò alcun accorgimento per fotografare e filmare la persona offesa, si deve escludere la responsabilità dell’uomo, non essendo stati ripresi comportamenti della vita privata sottratti alla normale osservazione dall’esterno, posto che la tutela del domicilio è limitata a ciò che si compie nei luoghi di privata dimora in condizioni tali da renderlo tendenzialmente non visibile a terzi.

IL COMUNE È (QUASI) SEMPRE RESPONSABILE

Una importante pronuncia della Cassazione (Ordinanza del 23.01.2019, n. 1725) ha stabilito che il Comune è comunque responsabile anche qualora il danno sia stato provocato da un soggetto terzo se la condotta di questi era anche solo prevedibile. Invero, se sussiste una condotta di terzi prevedibile e materialmente attinente a una cosa oggetto di custodia (si pensi a strade, marciapiedi, panchine, lampioni etc…), la prevenzione e/o l’eliminazione della sua conseguenza pregiudizievole rientrano direttamente nell’attività di custodia che incombe sul Comune. Se così non fosse, l’attività di custodia verrebbe ad essere “svuotata” in quanto esonerata appunto da una ordinaria vigilanza della cosa. Tradotto significa che il Comune non deve solo fare manutenzione ordinaria (si da intervenire su quel che è già accaduto) ma deve altresì fare prevenzione (si da intervenire su quel che prevedibilmente potrebbe recare danno agli utenti ed alla cittadinanza in genere).

QUOTA 100: COME ANDARE IN PENSIONE ANTICIPANDO I TEMPI

Le ACLI informano
a cura del Patronato Acli di Padovaacli

 

QUOTA 100: COME ANDARE IN PENSIONE ANTICIPANDO I TEMPI

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il decreto legge “Quota 100” dal 29 gennaio 2019 è legge dello Stato. È questa una nuova opportunità per andare in pensione prima, oltre alle modalità già esistenti che riguardano le pensioni precoci, i lavori usuranti, l’opzione donna e l’ape sociale.:

I requisiti

Per ottenere la pensione anticipata con i requisiti di quota 100 sono necessari, sia per gli uomini che per le donne, 62 anni di età e aver maturato 38 anni di contributi. In altre parole con 65 anni di età e 35 anni di contributi non si raggiunge il requisito di quota 100. Quota 100 riguarda tutti i lavoratori, dipendenti del settore privato e pubblico, i lavoratori autonomi o parasubordinati, indipendentemente dalla gestione contributiva. Il requisito contributivo può essere raggiunto cumulando i contributi versati in gestioni diverse, fatta eccezione per quelli versati nelle casse dei liberi professionisti.

La prima finestra utile

Dal 1° aprile 2019 potranno accedere alla pensione anticipata quota 100, tutti i lavoratori che hanno maturato i 62 anni di età e i 38 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018. Se invece i requisiti saranno maturati dopo il 1° gennaio 2019 e prima del 31 dicembre 2021, la pensione quota 100 potrà essere erogata trascorsi 3 mesi dalla maturazione dei requisiti. Una volta raggiunti i requisiti minimi richiesti e apertasi la finestra temporale, la possibilità di richiedere la pensione è sempre valida.

Il calcolo

Il calcolo è effettuato sulla base della posizione contributiva maturata e secondo le normali regole: non sono previste penalizzazioni o trattenute particolari. Quota 100 è una libera scelta, un’opportunità per il lavoratore che comporta, essendo un’interruzione anticipata del rapporto lavorativo, un minore accantonamento dei contributi pensionistici. Dunque, a fronte di un minor versamento, ci sarà un importo minore di pensione.

Cumulo pensione lavoro

Fino al compimento dell’età pensionabile, cioè 67 anni di età nel 2019/2020 e dal primo giorno di decorrenza, la pensione quota 100 non è cumulabile con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5.000 euro lordi annui.

Differenze per i dipendenti pubblici

Mentre non ci sono differenze tra dipendenti pubblici e privati per quanto riguarda i requisiti, al fine di consentire il regolare svolgimento dell’attività amministrativa, sono invece applicate al dipendente pubblico differenti regole per quanto riguarda la decorrenza della pensione con quota 100.

 

Il dipendente pubblico che al 29 gennaio 2019, ha raggiunto i requisiti minimi potrà, se lo desidera, ottenere la pensione a partire dal 1° agosto 2019.

Agli insegnanti e al personale ATA è stata data la possibilità di presentare le proprie dimissioni entro il 28 febbraio 2019, perché la finestra d’uscita è unica ed è già scaduto il termine per rassegnare le dimissioni e smettere di lavorare alla fine dell’anno scolastico in corso. Chi raggiunge i requisiti nel periodo che va dal 30 gennaio 2019 al 31 dicembre 2021 avrà diritto alla pensione decorsi 6 mesi. Anche per i dipendenti pubblici non si decade dal diritto alla pensione quota 100 se la domanda non viene presentata entro determinate scadenze: trascorsi 6 mesi dal raggiungimento dei requisiti sarà possibile accedere alla pensione quota 100 in qualsiasi momento, anche dopo il 31 dicembre 2021. Il dipendente pubblico che accede alla pensione quota 100, per poter ottenere la liquidazione di fine servizio deve seguire le normali regole: cioè attendere la maturazione del normale diritto alla pensione ed il periodo di sospensione previsto. Ha inoltre la possibilità di chiedere un finanziamento per ottenere in anticipo l’importo della liquidazione spettante, nel limite massimo di 30.000 euro. Ad oggi non si conoscono ancora termini e costi, per i quali bisognerà attendere ulteriori comunicazioni da parte del Ministero.

Rivolgiti al Patronato Acli

Il primo fondamentale passo è verificare se sussistono i requisiti per richiedere la pensione quota 100 (o altri tipi di pensionamento anticipato) e di valutarne la convenienza, in base alle proprie aspettative e necessità. Le opportunità per andare in pensione prima sono molteplici, con i loro pro e i loro contro: per una consulenza previdenziale personalizzata gli operatori del Patronato Acli sono a tua disposizione. 

Prenota un appuntamento chiamando lo 049601290.

NOVITÀ PER LA VENDITA DI IMMOBILI DI PROVENIENZA DONATIVA

Il notaio risponde
A cura di Aldo Francisci

di lauro

NOVITÀ PER LA VENDITA  DI IMMOBILI DI PROVENIENZA DONATIVA

Notaio Di Lauro, ci sono novità circa la vendita di immobili di provenienza donativa?

Come molti sanno, attualmente la circolazione degli immobili provenienti da donazione presenta delle criticità;  una volta aperta la successione del donante, infatti, i legittimari, precisamente coniuge e discendenti, che abbiamo sofferto un danno patrimoniale a causa della donazione, possono difendere in tribunale i propri diritti per recuperare tutto quanto loro dovuto, addirittura in danno di eventuali terzi che abbiano acquistato l’immobile donato.

In occasione dell’approvazione dell’ultima legge di Bilancio, è stata proposta una modifica al codice civile proprio su questo tema; in particolare, e cercando di semplificare, l’azione dei legittimari si sarebbe dovuta limitare a pretendere un risarcimento dal solo donatario, senza che si potesse pretendere alcunché dai terzi, ciò nell’ottica di assicurare certezza ai trasferimenti immobiliari.

Purtroppo tale proposta non è divenuta legge, sicché ci si deve confrontare con gli usuali strumenti quando ci si trova ad acquistare un immobile che fu oggetto di donazione.

Al giorno d’oggi, un modo molto efficace e non troppo costoso per cautelarsi dai rischi connessi ad eventuali azioni promosse dai legittimari, consiste nello stipulare una polizza assicurativa contro tale eventualità; la praticità della polizza in questione risiede nel fatto che il premio viene versato “una tantum” ma si viene garantiti per sempre contro tali spiacevoli rischi. Ci sono, però, anche altri strumenti più o meno idonei allo scopo, quali ad esempio il “contratto di mutuo dissenso” con il quale si elimina la precedente donazione, evitando in tal modo tutti i problemi relativi alla successiva circolazione, ovvero, come riconosciuto da una certa dottrina ed una certa Giurisprudenza, la “rinuncia all’azione di restituzione”. Quest’ultima, posta in essere dai legittimari potenzialmente lesi quando il donante è ancora in vita, impedisce agli stessi, un domani, di pretendere alcunché dal terzo acquirente. In ogni caso, il Notaio saprà sicuramente consigliare il cittadino sullo strumento più efficace a seconda delle esigenze e delle necessità di ciascuno.

Salvatore Di Lauro, Notaio in Abano Terme